Identità / alterità Blog

olbios ostis tes istorias esche mathesin (Euripide fr. 910) – Paolo Randazzo

Archive for aprile 2010

IL Professor Settis ci ha scritto…

Posted by identitalterit su 25 aprile 2010

Cari Ragazzi, come sapete il titolo  del NOSTRO blog deriva da un articolo del professor Salvatore Settis che è un grandissimo studioso dell’arte antica, della tradizione del classico ed è il Rettore della “Scuola Normale di Pisa”.

Bhe… Gli ho mandato via mail il link del nostro blog e oggi ci ha risposto. Io ne sono felice e onorato. (P.R.)

Ecco il testo delle due mail:

Caro Prof. Randazzo,

per qualche ragione la Sua email mi era sfuggita, e solo oggi ho visto il Suo blog. Grazie di aver dato tanto risalto alle mie riflessioni cividalesi e complimenti per il Suo lavoro. Se faccio ancora in tempo magari Le passo qualche altro testo. Un caro saluto,

S.

Intanto, se volesse, anche quello che c’è oggi sul Sole-24
ore. Un caro saluto, S.

* * *

Ed ecco l’articolo che il professo Settis ci ha voluto regalare.

J’accuse: poco tempo per salvare il paesaggio (di S. Settis)

«Secondo le stime dell’Unesco, l’Italia possiede fra il 60 e il 70 per cento dei beni culturali mondiali» così recita il rapporto Eurispes 2006. «Il 72 per cento del patrimonio culturale in Europa si trova in Italia e ben il 50 per cento di quello mondiale sta nel nostro Paese» così ha dichiarato il presidente Berlusconi in una conferenza stampa a Londra il 10 settembre 2008. Secondo un ministro siciliano «il 60 per cento dei beni culturali mondiali ha sede in Italia e, fra questi, il 60 per cento in Magna Grecia e, fra questi ultimi ancora, il 60 per cento in Sicilia»…

per leggere tutto l’articolo del “Sole 24 ore” cliccate il link qui sotto:

J’accuse: poco tempo per salvare il paesaggio


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Visioni: Accademia degli artefatti, “Nascita di una nazione”

Posted by identitalterit su 24 aprile 2010

Ecco la mia recensione dello spettacolo che abbiamo visto insieme.

“Nascita di una nazione”, dell’Accademia degli Artefatti è uno spettacolo denso e apertamente politico. Il testo è del drammaturgo scozzese Mark Rawhenil ed è uno dei diciassette pezzi che compongono la raccolta “Spara! trova il tesoro e ripeti”). La regia è di Fabrizio Arcuri mentre in scena ci sono Miriam Abutori, Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Fabrizio Croci, Pieraldo Girotto. Il nodo drammaturgico, insieme concretissimo e visionario, su cui si fissa e da cui si dipana lo spettacolo è sostanzialmente una domanda rivolta, con una certa diretta rudezza, al pubblico: può una nazione nascere (o rinascere) nutrendo il suo spirito dei frutti dell’arte?

PER LEGGERE TUTTO L’ARTICOLO CLICCARE QUESTO LINK:

Nascita di una nazione (Dramma.it)

Fatemi sapere! Aspetto i commenti almeno di chi ha visto lo spettacolo. (P.R.)

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Una scheda riassuntiva su cicerone.

Posted by identitalterit su 15 aprile 2010

La contestualizzazione storica.

C. nasce da una famiglia agiata, potremmo dire dell’alta borghesia provinciale, conscia e fiera delle proprie prerogative di ceto: il padre apparteneva all’ordine equestre, e la madre veniva da una famiglia che aveva già dato a Roma dei senatori. Egli è dunque un “homo novus“, nella politica romana, e se sarà il primo della propria famiglia ad accedere alle magistrature, ciò lo dovrà – è vero – al proprio talento, ma anche agli appoggi che, sin dall’adolescenza, troverà presso le famiglie nobili, legate alla sua in via amicale o parentale…..   

TUTTA LA SCHEDA DA SCARICARE SU LETTURE E MATERIALI DIDATTICI.

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Letture: La lingua latina (di L. Palmer)

Posted by identitalterit su 9 aprile 2010

Questo importante libro, pubblicato nel 1977, è ormai quasi un classico per chi studia scientificamente la storia della lingua latina.

Uno studio affascinante perché ci propone la lingua latina non come uno stantio insieme di regole grammaticali e sintattiche, ma come una realtà viva, complessa e in continuo cambiamento nella storia.

Alcuni ragazzi e ragazze della I liceo sez. A, di questo libro hanno letto il capitolo che riguarda il latino parlato. Ne presentiamo le relazioni.

Relazione di Giulia Modica

La lingua parlata si differenzia da quella scritta per un rapporto stretto tra chi parla e chi ascolta, per un “botta e risposta” caratterizzato dal sovrapporsi di più voci che ne accrescono la tensione emotiva. Soprattutto nelle commedie, quindi, si possono ravvisare elementi tipici del linguaggio parlato. J.B. Hofman ha studiato le opere di Plauto e Terenzio e le lettere ciceroniane, individuando una casistica di espressioni e costrutti grammaticali diversi dal latino classico e probabilmente attinti dalla parlata popolare (leggi tutta la relazione)

Relazione di Cristina Burla

Il latino cosiddetto “Parlato” è stato oggetto di numerosi studi ma, nonostante ciò molte questioni al riguardo sono aperte: cos’è il latino parlato? È possibile ricostruirlo sulla base di testi scritti, mettendo sullo stesso piano lettere informali di parlanti colti (Cicerone) e un tipo di letteratura  comica (Plauto e Terenzio)? Lo studioso J. B. Hofmann si ripropone di trovare elementi ritenuti tipici del registro colloquiale (interiezioni, ridondanze…) nelle opere dei due commediografi testé citati e nelle lettere ciceroniane per dimostrare che tali testi sono rappresentativi del latino parlato della stessa epoca. (leggi tutta la relazione)


Relazione di Clara Di Rosa

È difficile avere una conoscenza diretta della forma parlata di una lingua non più in uso. È chiaro tuttavia, attraverso l’ analisi e lo studio di vari documenti, che la lingua parlata si distingue da quella scritta soprattutto per un più intimo contatto tra chi parla e chi ascolta, cosa questa necessaria e indispensabile al fine di aumentare la tensione emotiva e il coinvolgimento personale. Il linguaggio colloquiale risulta infatti caratterizzato da toni allusivi, da elementi dimostrativi,da abbreviazioni, ellissi e interruzioni improvvise del discorso. (leggi tutta la relazione)

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Letture: Contro l’identità di Francesco Remotti

Posted by identitalterit su 8 aprile 2010

Smontare un valore cardine della cultura occidentale in cento pagine? Francesco Remoti, professore ordinario di Antropologia culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, ci è riuscito con un breve saggio divulgativo (edito da Laterza, Bari, 7,00€ ) riportando i paradossi e le contraddizioni dell’identità, presenti dalla religione monoteista della nostra cultura fino al cannibalismo Tupinamba.

Ma che cos’è l’identità? E da cosa nasce il concetto di identità? “L’identità -dice Remotti- non inerisce all’essenza di un oggetto; dipende invece dalle nostre decisioni.” Ruota infatti attorno a questa parola – decisione- la nascita di una qualsivoglia “identità”. Alla base vi è una sorta di purificazione dall’ alterità mediante un processo di separazione del peggiore dal migliore, una vera e propria “catarsi” dove, per una propria decisione, si effettua un taglio dettato dalla disperata ricerca del “germe della pulizia”. Paradigmatica in tal senso è la religione “di Israele” dove Jahvè si pone come “il” dio di un popolo eletto che si separa dagli “altri” con l’incisione e l’ ablazione del prepuzio negli individui maschili. Così l’identità di questo popolo ( di Israele) è rafforzata da due elementi molto rilevanti quali la religione (il popolo “di Jahvè” = popolo santo; il  resto = popolo non eletto) e la circoncisione che si propone come valore sociale di indubbio valore.

Analogamente alla religione di Israele, anche per i Banane, tribù dell’ex Zaire ( attuale Congo), con l’atto della circoncisione – inserito in un lungo e complesso processo formativo – ci si distingue dai popoli circostanti e coloro  i quali non vengono circoncisi sono trattati come lebbrosi e vengono definiti ekitsule ( eki- prefisso tipico delle “cose” e degli “oggetti”).

Da ciò si può dedurre come la religione svolga un ruolo fondamentale per la  creazione di una propria identità; ma come ben sappiamo le religioni di dividono sostanzialmente in due parti: monoteiste e politeiste. Il Remotti mette bene in luce la storica rivalità tra monoteismo e politeismo delineando  gli aspetti positivi e negativi di entrambi. Il politeismo – dice Remotti -, di  per sé aperto al dialogo e al confronto, è contemporaneamente aperto anche  alla corruttibilità, a differenza del monoteismo che, proponendosi come  perfetto, incorruttibile e quindi chiuso, manifesta però una forma di  intolleranza dovuta dalla propria avversità all’alterità. Così si contrappongono un’identità debole (il politeismo) e un’identità forte, cristallina (il monoteismo), che si propone come prototipo di identità che porta a una contrapposizione noi/altri talvolta esasperata (vedi i goim per gli ebrei, i pagani per i cristiani).

Quindi alla base della formazione di una forte identità vi è la creazione di un’alterità che bisogna necessariamente rifiutare e dalla quale è opportuno allontanarsi. Importante per questo processo di affermazione dell’identità è la  scrittura, che rende le “credenze tradizionali” delle verità oggettive incontrastabili.

Ma la particolare bellezza di questo libro è la presenza di continui esempi , riguardanti per lo più le tribù africane, che semplificano -e rendono  piacevoli- le spiegazioni di nozioni teoriche di Antropologia culturale. Fatto del tutto esemplare è il cannibalismo Tupinamba dove l’identità si presenta come un connubio tra identità e alterità. Infatti il cannibalismo non è inteso come atto di nutrimento, ma è inserito in  una sorta di rituale post-bellico fra due popolazioni: la vincente introduce  nella propria società dei prigioniere con un forte senso di ospitalità e  talvolta anche d’affetto; il prigioniero viene come purificato nell’alterità,  trasformando l’altro in un (finto) noi. Il passaggio finale di questo  processo è l’atto di cannibalismo vero e proprio (che a sua volta si divide  in cannibalismo attivo, quando viene mangiato il corpo del prigioniero; e quello passivo, con la realizzazione di flauti , fischietti o altri tipi di  oggetti con le ossa del prigioniero).

Aspetto sensazionale di tutto ciò è che A (il prigioniero) tende a B (il vincitore) perché ritiene quest’ultimo come una tomba prestigiosa cui aspirare per riuscire a soddisfare la propria condizione manchevole. Condizione che  porta alla realizzazione di vere e proprie maschere che vengono spacciate per  proprie e autentiche verità.

Cosa succederebbe se riuscissimo a uscire dalla cappa dell’identità? È questo l’interrogativo finale che Remotti propone a tutti i lettori e al quale risponde che sicuramente sarebbe un vivere libero, probabilmente anche non  giusto, ma sicuramente non sbagliato come l’atteggiamento opposto, che con l’ ossessione della purezza (e quindi dell’identità) ha prodotto le peggiori rovine.

Lorenzo Tringali

Su questo libro leggi anche la recensione di Annamaria Petri (da bollettino telematico di Filosofia Politica, Università di Pisa)

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