Identità / alterità Blog

olbios ostis tes istorias esche mathesin (Euripide fr. 910) – Paolo Randazzo

Archive for marzo 2011

Dostoevskij ci parla…

Posted by identitalterit su 30 marzo 2011

Riceviamo questi video da Antonio Speranza e li pubblichiamo subito.

Grande Antonio!

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Letture: Intellettuali, critici e misantropi

Posted by identitalterit su 30 marzo 2011

Un vecchio adagio latino recita rem tene verba sequentur, tieni saldamente il concetto e le parole per esprimerlo seguiranno. Fanno quasi tenerezza queste parole, che i ricordi liceali riportano nella loro quadrata ingenuità, ma non sembrano del tutto inadeguate se si vuol dar conto di Che intellettuale sei?, il libro di Alfonso Berardinelli pubblicato di recente per i tipi delle edizioni Nottetempo.
Non sembrano inadeguate perché se c’è qualcosa che accomuna i vari saggi che compongono questo libro è proprio la consapevole limpidezza della scrittura e della modalità argomentativa di Beradinelli. Se l’oggetto è sfuggente – di cosa parliamo oggi, se parliamo di intellettuali? – allora occorre muoversi accortamente per approssimazioni ed esclusioni, attraversando il vasto campo di professioni, posizioni e atteggiamenti (il filosofo, lo scrittore, il critico) che identificano nella contemporaneità la figura dell’intellettuale.
Ma muoversi per esclusioni ed approssimazioni può significare non riuscire a dire alcunché d’interessante per chi legge e non è questo il caso: Berardinelli, critico letterario e raffinato studioso della letteratura europea contemporanea, come sa usare uno stile che è limpido e insieme profondamente meditato, così riesce a esprimere capitolo dopo capitolo il suo punto di vista con leggerezza e precisione. Occorre riprendere la via socratica di una superiore consapevolezza di se stessi nel mondo – suggerisce – e stare attenti a non usare, più o meno gratuitamente, all’infinito il verbo “essere” ma più umanamente coniugarlo in tempi e persone.
Ci sono tre tipi d’intellettuali oggi a suo giudizio: i metafisici («metafisici mitologi ontologi mistici, ciò che resta della “filosofia continentale” europea»), i tecnici («matematici e politologi, sociologi e biologi, specialisti del management») e i critici («scrittori e gente comune, per cui le singole vite sono un campo e uno strumento di conoscenza ineliminabile ») e appare immediatamente chiara la scelta polemica di Berardinelli verso l’ultima categoria.
Ma anche la categoria dei critici (strutturalmente misantropi) non è esente da difetti da analizzare con pacata ragionevolezza: chiarissima è ad esempio la distinzione tra il critico e il recensore in cui il primo si distingue perché ogni pagina del suo lavoro è libera da condizionamenti esterni (editoriali, politici, accademici, mediatici) e appare parte di un più ampio, profondo e coraggioso «romanzo intellettuale che racconta il presente».

Paolo Randazzo

Da: Europaquotidiano.it del 29.03.2011

 

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Visioni/ascolti

Posted by identitalterit su 21 marzo 2011

Spero che queste musiche, che fanno parte della mia vita e dei miei giorni, piacciano anche a voi.

Ovviamente adesso aspetto le vostre proposte… fatemi sapere e sentire…

Paolo Randazzo

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Il discorso del presidente della Repubblica per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia

Posted by identitalterit su 17 marzo 2011

«Viva la Repubblica, viva l’Italia unita»

 

Sento di dover rivolgere un riconoscente saluto ai tanti che hanno raccolto l’appello a festeggiare e a celebrare i 150 anni dell’Italia unita: ai tanti cittadini che ho incontrato o che mi hanno indirizzato messaggi, esprimendo sentimenti e pensieri sinceri, e a tutti i soggetti pubblici e privati che hanno promosso iniziative sempre più numerose in tutto il paese. Istituzioni rappresentative e amministrazioni pubbliche: Regioni e Provincie, e innanzitutto municipalità, sindaci anche e in particolare di piccoli Comuni, a conferma che quella è la nostra istituzione di più antica e radicata tradizione storica, il fulcro dell’autogoverno democratico e di ogni assetto autonomistico.

Scuole, i cui insegnanti e dirigenti hanno espresso la loro sensibilità per i valori dell’unità nazionale, stimolando e raccogliendo un’attenzione e disponibilità diffusa tra gli studenti. Istituzioni culturali di alto prestigio nazionale, università, associazioni locali legate alla memoria della nostra storia nei mille luoghi in cui essa si è svolta. E ancora, case editrici, giornali, radiotelevisioni, in primo luogo quella pubblica. Grazie a tutti.

Grazie a quanti hanno dato il loro apporto nel Comitato interministeriale e nel Comitato dei garanti, a cominciare dal suo presidente. Comune può essere la soddisfazione per questo dispiegamento di iniziative e contributi, che continuerà ben oltre la ricorrenza di oggi. E anche, aggiungo, per un rilancio, mai così vasto e diffuso, dei nostri simboli, della bandiera tricolore, dell’Inno di Mameli, delle melodie risorgimentali.

Si è dunque largamente compresa e condivisa la convinzione che ci muoveva e che così formulerò: la memoria degli eventi che condussero alla nascita dello Stato nazionale unitario e la riflessione sul lungo percorso successivamente compiuto, possono risultare preziose nella difficile fase che l’Italia sta attraversando, in un’epoca di profondo e incessante cambiamento della realtà mondiale. Possono risultare preziose per suscitare le risposte collettive di cui c’è più bisogno: orgoglio e fiducia; coscienza critica dei problemi rimasti irrisolti e delle nuove sfide da affrontare; senso della missione e dell’unità nazionale. È in questo spirito che abbiamo concepito le celebrazioni del Centocinquantenario.

Orgoglio e fiducia, innanzitutto. Non temiamo di trarre questa lezione dalle vicende risorgimentali! Non lasciamoci paralizzare dall’orrore della retorica: per evitarla è sufficiente affidarsi alla luminosa evidenza dei fatti. L’unificazione italiana ha rappresentato un’impresa storica straordinaria, per le condizioni in cui si svolse, per i caratteri e la portata che assunse, per il successo che la coronò superando le previsioni di molti e premiando le speranze più audaci.

Come si presentò agli occhi del mondo quel risultato? Rileggiamo la lettera che quello stesso giorno, il 17 marzo 1861, il presidente del consiglio indirizzò a Emanuele Tapparelli D’Azeglio, che reggeva la Legazione d’Italia a Londra: «Il parlamento nazionale ha appena votato e il re ha sanzionato la legge in virtù della quale sua maestà Vittorio Emanuele II assume, per sé e per i suoi successori, il titolo di re d’Italia. La legalità costituzionale ha così consacrato l’opera di giustizia e di riparazione che ha restituito l’Italia a se stessa. A partire da questo giorno, l’Italia afferma a voce alta di fronte al mondo la propria esistenza. Il diritto che le apparteneva di essere indipendente e libera, e che essa ha sostenuto sui campi di battaglia e nei Consigli, l’Italia lo proclama solennemente oggi».

Così Cavour, con parole che rispecchiavano l’emozione e la fierezza per il traguardo raggiunto: sentimenti, questi, con cui possiamo ancor oggi identificarci. Il plurisecolare cammino dell’idea d’Italia si era concluso: quell’idea-guida, per lungo tempo irradiatasi grazie all’impulso di altissimi messaggi di lingua, letteratura e cultura, si era fatta strada sempre più largamente, nell’età della rivoluzione francese e napoleonica e nei decenni successivi, raccogliendo adesioni e forze combattenti, ispirando rivendicazioni di libertà e moti rivoluzionari, e infine imponendosi negli anni decisivi per lo sviluppo del movimento unitario, fino al suo compimento nel 1861. Non c’è discussione, pur lecita e feconda, sulle ombre, sulle contraddizioni e tensioni di quel movimento che possa oscurare il dato fondamentale dello storico balzo in avanti che la nascita del nostro Stato nazionale rappresentò per l’insieme degli italiani, per le popolazioni di ogni parte, Nord e Sud, che in esso si unirono. Entrammo, così, insieme, nella modernità, rimuovendo le barriere che ci precludevano quell’ingresso.

Occorre ricordare qual era la condizione degli italiani prima dell’unificazione? Facciamolo con le parole di Giuseppe Mazzini – 1845: «Noi non abbiamo bandiera nostra, non nome politico, non voce tra le nazioni d’Europa; non abbiamo centro comune, né patto comune, né comune mercato. Siamo smembrati in otto Stati, indipendenti l’uno dall’altro… Otto linee doganali…dividono i nostri interessi materiali, inceppano il nostro progresso… otto sistemi diversi di monetazione, di pesi e di misure, di legislazione civile, commerciale e penale, di ordinamento amministrativo, ci fanno come stranieri gli uni agli altri». E ancora, proseguiva Mazzini, Stati governati dispoticamente, «uno dei quali – contenente quasi il quarto della popolazione italiana – appartiene allo straniero, all’Austria». Eppure, per Mazzini era indubitabile che una nazione italiana esistesse, e che non vi fossero «cinque, quattro, tre Italie» ma «una Italia».

Fu dunque la consapevolezza di basilari interessi e pressanti esigenze comuni, e fu, insieme, una possente aspirazione alla libertà e all’indipendenza, che condussero all’impegno di schiere di patrioti – aristocratici, borghesi, operai e popolani, persone colte e incolte, monarchici e repubblicani – nelle battaglie per l’unificazione nazionale. Battaglie dure, sanguinose, affrontate con magnifico slancio ideale ed eroica predisposizione al sacrificio da giovani e giovanissimi, protagonisti talvolta delle imprese più audaci anche condannate alla sconfitta. È giusto che oggi si torni ad onorarne la memoria, rievocando episodi e figure come stiamo facendo a partire, nel maggio scorso, dall’anniversario della Spedizione dei Mille, fino all’omaggio, questa mattina, ai luoghi e ai prodigiosi protagonisti della gloriosa repubblica romana del 1849.

CONTINUA…

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La COSTITUZIONE della Repubblica Italiana

Posted by identitalterit su 17 marzo 2011

Per onorare il 150° anniversario dell’unità d’Italia credo che sia utile regalarci il patto fondativo del nostro Stato, la legge che riassume tutti i migliori valori civili della nostra Repubblica. La COSTITUZIONE.

p.r.

Potete trovare anche il testo completo della Costituzione Italiana nella sezione LETTURE E MATERIALI DIDATTICI.

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