Identità / alterità Blog

olbios ostis tes istorias esche mathesin (Euripide fr. 910) – Paolo Randazzo

Archive for novembre 2011

Il testamento di Antonio Cassese

Posted by identitalterit su 28 novembre 2011

Un autentico testamento spirituale, un documento vivo e denso di cultura storica e giuridica, di passione per l’umanità e di coraggio civile: è questo sostanzialmente L’esperienza del male. Guerra, tortura, genocidio, terrorismo alla sbarra. L’ultimo libro di Antonio Cassese pubblicato, per i tipi del Mulino, appena qualche settimana fa e prima che, il 22 ottobre scorso, l’insigne studioso e giudice internazionale venisse a mancare.
Non si tratta di un trattato giuridico, ma di una lunghissima conversazione con un giornalista sensibile e colto, qual è Giorgio Acquaviva: una conversazione che attraversa tutti gli ambiti in cui Cassese è stato fattivamente ingaggiato sia come studioso, sia come autorevolissimo giudice di diversi tribunali internazionali.
Un percorso di approfondimento e dialogo che si snoda dal tentativo di chiarire la realtà storica e antropologica della violenza bellica a una disamina della storia e delle articolazioni attuali dell’organizzazione della comunità internazionale, dalla definizione dei diritti umani e della loro protezione alla questione palestinese (con una particolare attenzione per le posizioni innovative che la politica italiana seppe assumere nel contesto dell’esperienza di governo di Bettino Craxi), dai concetti di genocidio, tortura, terrorismo, alla definizione di quelle che sono (o possono essere) le coordinate per la creazione di una stabile giustizia internazionale al di sopra delle sovranità dei singoli stati.
Il tutto accompagnato dalla consapevolezza, lucida e costante, che occorre realismo politico ed occorre soprattutto «la capacità di entrare nel cervello del Leviatano, quel Moloch che è lo stato sovrano». Perché, ancora: «Entrando nel cervello del mostro possiamo scoprire come ragiona e si può cercare di spingerlo sempre più in là, verso una limitazione delle sue prerogative tradizionali, addirittura verso un’automutilazione, se possibile».
Ecco, l’impressione che si ricava dalla lettura di questo libro è data dalla percezione chiara di un umanissimo rovello di autentica passione civile che sostanzia di fatti e di esperienze le parole e i racconti di Cassese: non ci sono soltanto lo studioso e il giudice in queste pagine, ma c’è l’uomo assetato di giustizia, il combattente instancabile e pragmatico di un altissimo ideale di civiltà, il maestro che indica una strada e la percorre lui stesso, scontando fatica, delusioni, sconfitte, ma con la serena certezza che quella è comunque la strada giusta, seppure lui stesso non potrà vederne la fine.

Paolo Randazzo

Da europaquotidiano del 24.11.2011

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Tutti i misteri dell’alfabeto ebraico

Posted by identitalterit su 17 novembre 2011

È sicuramente un’esperienza assai affascinante accostarsi allo studio dell’ebraico biblico: l’idea che dai segni e dai suoni dell’alfabeto ebraico sia sgorgata per il mondo una fonte perenne e sovrabbondante di saggezza, cultura e, per chi ci crede, salvezza, è grandiosa. E se è vero che imparare una lingua significa anzitutto memorizzarne l’alfabeto, occorre precisare subito che l’alfabeto ebraico non è solo una soglia da attraversare in fretta, ma rappresenta esso stesso, nella sua primaria natura simbolica (suoni, immagini ancestrali, combinazioni, valori numerici), un ricchissimo tesoro da scoprire.
È con questo spirito che deve esser letto L’alfabeto ebraico, il bel libro che Gabriella Caramore, saggista, giornalista e conduttrice della trasmissione di cultura biblica del terzo canale di Radio Rai Uomini e profeti, ha realizzato intervistando lo storico e studioso del Giudaismo Paolo De Benedetti sulle tematiche e sulle simbologie che sono implicite in ciascuna delle 22 lettere di cui è composto l’alfabeto ebraico.
Un tesoro ricchissimo si diceva: ricchissimo di storie rabbiniche, di figure esemplari di religiosi e intellettuali (da rabbi Aqivà, martirizzato dai romani nel 135 d.C., al rabbino e filosofo ebreo-polacco, poi statunitense, Abraham J. Heschel del secolo scorso, dal grande maestro praghese del XVI secolo Loew ben Bezalel allo scrittore, premio Nobel, israeliano Josef Agnon), denso di riflessioni, di esperienze spirituali e movimenti mistici che hanno attraversato per intero la plurimillenaria vicenda ebraica.
Sullo sfondo, come giustamente precisa la curatrice del libro, le quattro “stelle polari” che in qualche modo riassumono l’esperienza culturale dell’ebraismo: anzitutto la possibilità di una pluralità di interpretazioni della parola biblica e quindi la negazione strutturale di ogni chiusura assolutistica; l’attenuazione sistematica di ogni atteggiamento di eccessiva assertività nelle affermazioni, onde lasciare all’interlocutore lo spazio per argomentare opinioni diverse; quindi una sensibile sospensione temporale tra domanda e risposta, in modo da percepire con chiarezza che non siamo sempre in grado di dare tutte le risposte né di risolvere ogni problema; infine la possibilità d’insegnare alla propria lingua a dire «non so», in modo da essere autentici e apparire tali agli occhi di chi ci sta di fronte.
Non è poco se appena ci si volge a considerare l’usura delle parole che la realtà contemporanea spesso impone fino a giungere al confine della menzogna.

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Bianchi Bandinelli e la Colonna Traiana.

Posted by identitalterit su 7 novembre 2011

Un grande maestro dell’archeologia italiana, parla della Colonna Traiana. Grande documento.

 

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