Identità / alterità Blog

olbios ostis tes istorias esche mathesin (Euripide fr. 910) – Paolo Randazzo

Leggendo “Mediterraneo” di Predrag Matvejević

Posted by identitalterit su 17 gennaio 2012

Recensione di Ilenia Cultrera

(Gennaio 2012)

“Mediterraneo”, di Predrag Matvejevic (Garzanti), non è solo geografia, ma è anche storia, la sto-ria della nostra civiltà, la storia del mare nostrum, delle sue origini culturali, dei popoli che lo attraversarono e degli scrittori che lo hanno citato nelle loro opere; un resoconto di un viaggio, un diario di bordo che raccoglie, con dedizione e precisione, avvenimenti e minuzie. Matvejevic non lascia nulla al caso: si sofferma su ogni piccolo particolare, cerca un segno distintivo che accomuni gli abitanti di tutte le sponde del Mediterraneo. È così che egli tratta della natura delle coste, dei porti, dei moli, dei litora-li, dei venti e delle onde, dei riflessi del cielo, del sole e delle nuvole sul mare, dei colori che assume il fondo degli abissi, senza tralasciare i paesaggi, la flora e la fauna. L’argomento più difficile è però la descrizione dei popoli che abitano le coste del Mediterraneo e il motivo di ciò è dato dalla diversità del-le storie che si narrano su di essi: i loro usi, i costumi e le tradizioni si intrecciano con i miti e le leggende, dando libera espressione ad interpretazioni e giudizi degli intellettuali di ogni epoca. In ogni caso, all’autore pare opportuno soffermarsi sulla figura dei pescatori, rappresentati, spesso, come uomini grezzi, con il viso spento, rugoso e bruciato dal sole, con le mani incallite dal sale, dalle reti e dai remi; in realtà, precisa Matvejevic, si tratta di “uomini con grande senso del lavoro e, soprattutto, del sacrificio”. Predrag Matvejevic passa in rassegna anche l’etimologia di varie parole legate al Mediterraneo, ed è in questo modo che il lettore viene a conoscenza che, ad esempio, la carta navale corrisponde al greco “Kharita”, oppure che con la parola navigazione si intendeva solamente una parte del viaggio e corrispondeva all’arabo “Mellaha”, o che per intendere i galleggianti di sughero si usava il termine “Plutnja”. Un viaggio, quello di Matvejevic, oltre lo sguardo perduto e fermo all’apparenza: l’autore compie un viaggio oltre i confini e con sé porta chi legge. Mi piace concludere con alcune parole dell’autore: «Accedendo al Mediterraneo, scegliamo da dove partire: riva o scena, porto o evento, na-vigazione o racconto. Poi diventa meno importante da dove siamo partiti e più fin dove siamo giunti, quel che conta è ciò che si è visto e come lo si è visto..», perché “Mediterraneo” non è solo un mondo a sé, ma è anche il centro del mondo, un mare circondato da terre.

Clicca sul nome, per sapere chi è Predrag Matvejević

 

 

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