Identità / alterità Blog

olbios ostis tes istorias esche mathesin (Euripide fr. 910) – Paolo Randazzo

Archive for marzo 2012

Se il silenzio danza, la nuova coreografia di Roberto Zappalà dedicata al silenzio

Posted by identitalterit su 29 marzo 2012

CATANIA. Che la danza abbia una sua particolare logica metaforica, strutturale, pre-verbale, pre-narrativa, è un dato intuitivo, palese, che non può sfuggire a nessuno, che però uno spettacolo di danza possa esser costruito per intero a partire da una meditazione sul tema del silenzio, è una scommessa così grande che necessita di vera maturità artistica e che nella sua ultima coreografia, “Silent as” (prodotta in collaborazione col Teatro Stabile Etneo e che ha debuttato nello spazio di Scenario Pubblico fino a domenica 25 marzo), Robertò Zappalà ci pare abbia abbondantemente vinto. Accanto al coreografo, come sempre, il drammaturgo messinese Nello Calabrò (nella sua ormai consueta funzione di dramaturg della compagnia), mentre l’ensemble dei danzatori ha composizione internazionale ed appare quasi del tutto rinnovato con la presenza di Gaetano Badalamenti, Jan Brezina, Francesco Colaleo, Maud de la Purification, Liisa Pietikainen, Roberto Provenzano, Fernando Roland Ferrer, Ilenia Romano. Il tema dunque è il silenzio: ma se la tessitura dello spettacolo è legata al dispiegarsi di motivi che al silenzio riportano e alludono (lutto, attesa, luce, semplicità, leggerezza, ritmo, ascolto, morte), il centro propulsore della danza appare una concezione del silenzio come parola assoluta, primaria in una comunicazione che vuole aprirsi ed essere autentica.

Il silenzio, come dice la filosofa Luce Irigaray, è «parola della soglia», la prima parola, la più densa di senso, il primo atto della comunicazione, la precondizione linguistica, relazionale, esistenziale, affinché ascoltandosi reciprocamente gli uomini possano comunicare. Ed è questa ricerca potente, attenta, lacerante, d’autenticità che si rivela la cifra essenziale della danza di Zappalà negli sviluppi dei suoi ultimi spettacoli e molto al di là dei percorsi che di volta in volta propone, percorre ed esplora (“Re-mapping Sicily, “Sud-virus”, “Odisseo”): dismessa ogni benché minima gratuità retorica, i segni tipici del suo linguaggio coreografico (le corse, gli agganci, i micromovimenti), volta per volta e in questo lavoro più che mai, si ripuliscono, si affinano, si precisano in vibrazioni registrate con puntualità. Le diverse variazioni cromatiche della scena poi, nonché il tappeto sonoro e le stesse musiche, pur bellissime (Gavin Bryars, “the sinking of the titanic”, Doctor Rockit indoor fireworks”, Bach aria sulla quarta corda”, “le voci delle madri di Gaza e “the raven read” di James Earl Jones), restano appena in prospettiva, ombre e oggetti di scena, più che ingombranti protagoniste.

Ultima annotazione: sarà possibile vedere “Zappalà danza” il 29 e il 30 marzo a Losanna (Theatre Sévelin), nel contesto del Festival Les Printemps, con lo spettacolo “Naufragio con spettatore”.

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Educazione fisica

Posted by identitalterit su 17 marzo 2012

EDUCAZIONE FISICA    – DRAMMA.IT

A Vittoria e a Noto, la piece di Manuela Lo Sicco e Sabino Civilleri

 Che “Educazione fisica”, lo spettacolo di Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco (testo di Elena Stancanelli) che ha debuttato a Milano nel novembre scorso (Teatro CRT) e s’è visto nei Teatri Comunali di Vittoria e di Noto (rispettivamente l’11 e il 12 marzo 2012), sia un buon spettacolo è un fatto evidente e quasi tangibile: il soggetto è interessante (una classe che, attraverso un duro percorso d’allenamento sportivo, prova a trasformarsi in una solida squadra di basket), la scrittura scenica (testo, movimenti, spazio) presenta un equilibrio esatto tra coralità e prove d’attore, il ritmo è coinvolgente, le musiche ben scelte (tra le altre spicca “Rabbia e tarantella” di Morricone). Certo, poi ci sono anche delle imperfezioni, delle fragilità, dei segni che ricordano troppo da vicino il linguaggio di Emma Dante (della cui compagnia Civilleri e Lo Sicco sono stati veri e propri punti fermi negli spettacoli migliori) e se, soprattutto alla fine, lo spettacolo perde un po’ d’energia e tensione, si tratta complessivamente di un lavoro di buon livello. In scena, oltre allo stesso Civilleri, c’è un nutrito gruppo di giovani attori palermitani: Enrico Ballardini, Alice Conti, Giulia D’Imperio, Daniele Giacomelli, Veronica Lucchesi, Dario Mangiaracina, Dario Muratore, Chiara Muscato, Quinzio Quiescenti, Alessandro Rugnone, Francesca Turrini, Marcella Vaccarino, Gisella Vitrano.

E però occorre dire che la qualità essenziale per la quale val la pena di vedere questo lavoro è la sua importante ed integrale densità metaforica: che cos’è quest’ educazione fisica di cui si dice, se non infatti una metafora della possibilità, che gli uomini hanno spesso sperimentato e praticato nella storia, di costruire miti, ovvero – per dirla col mitologo Furio Jesi – “immagini senza parole”? Immagini forti, compatte, immagini che comunicano valori assoluti, tranquillizzanti, valori classici, valori con le iniziali maiuscole (Eroismo, Patriottismo, Fedeltà, Sacrificio, Famiglia, Obbedienza) e soprattutto non discutibili, non criticabili, non interpretabili. «Educazione fisica, non libertà!», ecco il nodo: il coach, maniacale e molto fragile, se non marcio, cultore di storia antica e soprattutto innamorato – non a caso, si direbbe ampliando il discorso sul versante della presenza dell’immaginario classicista nella nostra cultura – dell’eroica resistenza degli Spartiati contro i Persiani alle Termopili, con la sua disciplina coarta le individualità in formazione degli allievi, le annienta, per farle diventare non tanto uno squadra quanto un “noi” compatto ed aggressivo. Un “noi” – pancia in dentro petto in fuori – che poi coltiva con la rudezza del branco i propri valori di conservazione, che rifiuta ogni diversità, ogni presunta inadeguatezza, ogni intelligenza critica. Da questo punto di vista anche il tema della sostanza dell’educazione (dell’ educazione oggi, della sostanza individuale e dialogante del rapporto tra educando ed educatore, dell’ importanza sempre attuale del gioco come strumento di formazione) è implicito in questa tematica e la conferisce ulteriore respiro e profondità, pur restando secondario e non ulteriormente sviscerato. Al centro dello spettacolo resta invece la dinamica mistificante della creazione del gruppo che, coi suoi miti e con le sue parole d’ordine, annienta l’individuo nella sua diversità: ma è un gioco pericoloso e non solo in quanto tale, ma anche perché, come l’ ultimo segmento dello spettacolo prova a ricordare, l’uomo ha un altrettanto potente spirito di ribellione e di autoaffermazione e, se si ribella, i primi a pagare sono proprio i maestri, i cattivi maestri.

PAOLO RANDAZZO

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Steve Reich Octet, Full Version, Jackson Pollock

Posted by identitalterit su 16 marzo 2012

 

 

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Venuta la sera, mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio…

Posted by identitalterit su 14 marzo 2012

Niccolò Machiavelli: «Venuta la sera, mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio; e in su l’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandargli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro umanità mi rispondono; e non sento per quattro ore di tempo alcuna noia; sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte; tutto mi trasferisco in loro. E perché Dante dice che non fa scienza sanza lo ritenere lo avere inteso, io ho notato quello di che per la loro conversazione ho fatto capitale, e composto uno opuscolo de Principatibus».

(Lettera a Francesco Vettori, 10 dicembre 1513)

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M’Palermu

Posted by identitalterit su 13 marzo 2012

 

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