Identità / alterità Blog

olbios ostis tes istorias esche mathesin (Euripide fr. 910) – Paolo Randazzo

Archive for novembre 2013

Valeria Di Natale: la mia esperienza negli Usa (1)

Posted by identitalterit su 21 novembre 2013

Sono seduta in camera mia, in Florida, a scrivere di questa “vita in un anno”. Quando realizzo di essere qui alle volte non me ne capacito ancora! Sono arrivata in Florida due mesi mezzo fa ma quest’avventura è iniziata due anni fa quando ho conosciuto Afs. Convincere i miei vi assicuro è stata la parte più difficile: troppo piccola, troppo lontano, troppe incognite. Ma poi  grazie alla mia tenacia anche loro sono finiti per innamorarsi di questo programma. Lo scorso anno è stato un anno di documenti, autorizzazioni, firme, nuovi legami, attese e ansia! Avevo compilato una lista di dieci paesi, scelti fra tutti i continenti e poi così seduta a mangiare una piadina dopo scuola con gli amici mi chiama Francesco al telefono e mi dice : “Vale annuale negli Stati Uniti”. valeria 1

Non credo dimenticherò mai quel giorno tutta l’emozione e tutte le paure che un grande sogno comporta. Ma tutto sembrava così lontano dall’attuarsi quando in realtà non lo era. Il dieci settembre ho abbracciato i miei cari l’ultima volta e sono partita per Roma da sola, il giorno dopo ero a New York, ho dormito all’Hilton hotel e poi finalmente sono arrivata ad Orlando, FLORIDA! Abbiamo trascorso i primi due giorni qui nella West Coast  dove ho visto i delfini nuotare a 20 metri dalla costa, un tramonto sul mare insieme a ragazzi da tutte le parti del mondo, conosciuto quella che sarebbe stata la mia sorella léttone per un anno e vissuto lo stravolgimento della lingua nelle stesse 48 ore. Dopo aver dormito 5 notti in 4 letti diversi sono arrivata a casa.

Non scorderò mai le mia sensazione nello disfare i bagagli con la consapevolezza che  non sarebbe stato un soggiorno come tutti gli altri. Sono qui nel paese più occidentale al mondo e vivo lo shock culturale ogni giorno, specie perché questa America mi sta dando tutto quello che non mi sarei mai aspettata. Niente colazioni abbondanti, tutti i giorni yogurt e frutta. Cambio classi ogni ora e in una scuola come la mia significa correre dall’edificio uno all’otto in 5 minuti. Le cheerleader non sono così popolari e nemmeno i giocatori di football! Ma qui è normale vedere l’intera scuola in maschera, professori compresi, per occasioni come  Homecoming e Halloween!valeria 2

Il primo mese è stato durissimo nessuno parlava con noi perché per la cultura americana “lo straniero” non è nulla di così interessante e l’unica cosa che mi ha fatto coraggio, oltre alla mia famiglia, è stato l’avere un sorella léttone per confortarci nei momenti difficili. Poi però mi sono fermata a pensare e ho capito che ero stanca di stare male, che dovevo reagire e che questo era tutto quello che avevo sempre sognato. Da allora sto bene ho trovato il mio equilibrio, cominciato con fatica a stringere qualche amicizia, vivere questo qualsiasi cosa sia.

Da qui ho capito davvero in che paese fantastico noi viviamo, quanto la nostra cultura sia grande e famosa nonostante il nostro paese non sia così grande. Vi assicuro che a volte si ha la sensazione che l’italianità sia più sentita all’estero.  Quando mia sorella si presenta molti non sanno dove sia la Lettonia ma al 100% sanno dov’è la Sicilia. Da qui ho imparato cosa significa essere “ mentalmente aperti” quando mi sono trovata a rispondere in maniera “comprensiva” a domande come: Avete i cellulari? Le macchine? Il Natale? A proposito lì da voi che fate per il giorno del ringraziamento?. Oppure a parlare con ragazzi che mettono i sandali con calzini di colori improbabili!

valeria 3Da qui ho capito quanto amo la mia terra, i miei amici che trovano sempre il modo di esserci e di farmi sentire importante e la mia famiglia sempre pronta a sollevarmi il morale o a condividere le mie gioie da dietro un monitor. Da qui ho capito quanto questa esperienza mi faccia crescere ogni giorno, quanto sia felice di aver detto: si mollo tutto perché ne vale la pena, perché qualunque cosa accadrà sarà un successo. Alle volte ti chiedi perché hai scelto la via più difficile ma poi guardi ai mesi trascorsi e ti senti fiera, ti rendi conto di quanto sei cambiata, di quanto hai visto, imparato, amato e odiato. Questo è l’anno che ricorderò a vita, che porterò con me ma che soprattutto rivoluzionerà la forza di credere in me stessa.

Tutto questo è iniziato con una mamma che mi diceva: “tu sei fuori, io non potrò mai stare serena a pensarti così lontana! Così tanto tempo! E poi con la scuola? Se dovessi perdere l’anno?” qualche settimana fa parlando al telefono mi ha detto : “Sai adesso, solo ora, capisco quanto tutto quello che hai vissuto, vivi e vivrai in questi mesi, non è sostituibile con nulla! Ora anche se mi dicessero che dovessi perdere l’anno non me ne importerebbe più: quello che impari tu non è scritto in nessun libro! Grazie a te sono cresciuta anche io”.

Come si fa a non essere felici quando sai che quello che fai non solo rende forte te ma anche fiere le persone che più al mondo ami? Grazie mamma per non avere mai bisogno di parole, grazie papà per sapermi strappare sempre un sorriso. Grazie a Intercultura per avermi permesso tutto questo e per non avermi lasciata mai, mai,mai sola.

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Umberto Curi e l’apparire perturbante del bello.

Posted by identitalterit su 18 novembre 2013

È interessante osservare come, nel dispiegarsi di un personale percorso teoretico, un filosofo possa ritornare sui medesimi concetti e/o snodi problematici e approfondirne ulteriormente la comprensione in una dimensione prismatica e feconda che sembra non cessar mai di sorprendere. Ed è proprio dai concetti di sorpresa, stupore, passione bruciante, in qualche caso persino sgomento (in greco thauma e thambos), che occorre partire per dire compiutamente di “L’apparire del bello”, l’ultimo saggio di Umberto Curi, apparso da qualche settimana per i tipi di Bollati Boringhieri. Un saggio che indaga inizio e genesi del concetto di bellezza, rintracciandoli in un percorso culturale e filosofico che interessa il mondo greco dall’età arcaica fino al III sec. d.C , da Omero e dai lirici fino a Plotino, attraversando le esperienze di Erodoto e di Tucidide, della tragedia attica e quindi di Platone (nel Cratilo, nel Simposio, nel Fedro, nel Gorgia) e Aristotele (nella Poetica). Un percorso analitico, profondo, che culmina in una serie di acquisizioni che innanzitutto spostano, o meglio ricollocano definitivamente, il concetto greco di “bellezza” dal campo dell’estetica e dell’arte in quello della morale e dell’ ontologia, ribadendone l’inestricabile e però dinamico, legame coi concetti di bontà, di verità, di compiutezza interna. Questo legame istituisce quindi un vero e proprio percorso iniziatico che induce chi lo persegue, a partire dalla considerazione e dall’attrazione per la finitezza e la molteplicità delle cose (e delle persone) belle, ad un cambiamento profondo (metabolé) con la scoperta sconvolgente della bellezza in sé nel suo tremendo e improvviso fulgore; ma tutto ciò resterebbe inerte se ad accenderlo ed animarlo, internamente ed incessantemente, non ci fosse l’invincibile forza di Eros. Sono straordinariamente dense, in questo senso, le pagine in cui Curi riflette sul mito dell’androgino, così come lo racconta Aristofane nel Simposio platonico: la forza di amore ci spinge a cercare l’altro che ci completa con necessità e ci porta a conoscenza del mistero “perturbante” della nostra identità più profonda. plato2C’è tuttavia un aspetto di questo saggio che resta in ombra e che probabilmente, data la profondità e l’ampiezza della capacità speculativa di Curi, rappresenta la direttrice di marcia delle prossime investigazioni: si tratta della considerazione degli effetti ulteriori e di sistema che la nascita e l’imporsi del concetto metafisico di bellezza ha suscitato nella cultura occidentale. Una considerazione e un approfondimento che appaiono cogenti, laddove la complessione culturalmente plurale (e quindi in prospettiva meticcia o globalizzata) in cui va oggi sviluppandosi l’umanità non può non incontrare, nel bene e nel male, culture “altre” che questo concetto non l’hanno sviluppato affatto o non l’hanno sviluppato in termini analoghi a quelli che questo saggio illumina e che, tuttavia, vanno rivestendo nel mondo un peso specifico viepiù rilevante.

PAOLO RANDAZZO

LINK DA EUROPA

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Francesco Presti: la mia esperienza in Cina (1)

Posted by identitalterit su 17 novembre 2013

 

Eccomi qui a scrivere una delle pagine più belle della mia vita: me lo ricordo ancora il momento in cui ho deciso di partecipare alla borsa di studio di “Intercultura AFS”, avevo solo 14 anni ma avevo la testa più dura di una pietra e la cosa che volevo più al mondo era partire per conoscere il mondo. A quel tempo pensavo solamente ad andare in America per soddisfare il cosiddetto “sogno Americano” ma, maturando, conoscendo sempre più persone e avendo la guida di due fratelli speciali, capii che volevo andare in una nazione che avesse una cultura differente dalla nostra. cina 1Quando scelsi i dieci paesi però non ebbi il coraggio di farlo infatti misi lo stesso tra le mie preferenze l’America e altri paesi occidentalizzati ma al 10° posto misi la Cina e, per volere del caso, vinsi proprio la borsa di studio per questo paese. Inutile dire che, quando me lo comunicarono ero spaventato, mille perché mi offuscavano la testa, l’idea di trascorre un anno intero in un paese con una cultura così lontana dalla nostra mi terrorizzava, ero agitato la notte dormivo male ma fui bravo a nascondere tutto questo e soprattutto fui bravo ad indossare una maschera che mi faceva apparire sempre felice. Un giorno però ti svegli e capisci, o per lo meno pensi di capire, che tra non molto prenderai quell’ aereo che prima avevi sempre sognato e allora ti viene da chiederti : “ Chi te l’ha fatto fare? ” Ovviamente non sono stati i miei genitori a convincermi di partire perché loro erano tanto in pensiero per me che se non fosse per il fatto che era ciò che VOLEVO io non mi avrebbero mai fatto partire, allora mi potrebbero chiedere è stata forse la voglia di scappare dal tuo paese? NO, rispondo, non è stata nemmeno quella perché è vero che il mio paese ha mille difetti ma è pur sempre la tua casa dove ci sono i tuoi amici, la tua famiglia, le tue abitudini, e allora cos’è stato? È stata la voglia di mettersi in gioco, di andare a scoprire un nuovo mondo ma, soprattutto, di andare a scoprire te stesso. cina 2Io penso che per conoscere nuove persone, nuove culture devi prima conoscere te stesso perché insomma, nel caos della quotidianità, chi è che si ferma a pensare e a riflettere sul proprio io e si inizia a porre delle domande? Secondo la mia modesta opinione nessuno ed è proprio per questo motivo che ho intrapreso questa meravigliosa esperienza. Il primo giorno siamo stati a Roma, in un hotel eravamo circa 70 ragazzi ognuno di noi era super emozionato e ci scambiavamo tra di noi i pensieri e ci facevamo forza l’un l’altro come una grande famiglia. Il giorno dopo siamo partiti per Beijing (Pechino) dopo un lungo volo siamo finalmente atterrati dove i volontari di AFS China ci hanno accolti e portati in un hotel. L’aria era pesantissima, il cielo nuvoloso, insomma la tipica atmosfera di una grande città inquinata. In hotel abbiamo conosciuto gli altri ragazzi provenienti da tutto il mondo che avrebbero affrontato come noi questa esperienza e, parlando con loro, potevamo notare come anche essi avessero le nostre stesse emozioni riguardo ciò che stavamo per affrontare. Durante il campo siamo andati a vedere la Grande muraglia o per meglio dire Chángchéng: che emozione, un monumento maestoso che ti fa sentire ancora più piccolo di quanto già tu ti senta all’arrivo in Cina. Il 25 è stato il grande giorno perché ognuno di noi è partito per le rispettive città per andare finalmente in famiglia. L’arrivo ad Anshan penso che sia stata una delle più forti emozioni della mia vita vedere dal treno la scritta” Welcome Francesco” mi ha fatto sentire un bambino che per la prima volta scopre il mondo. Appena sceso subito mi hanno tolto le valigie e mi hanno consegnato un mazzo di fiori e hanno iniziato a farmi 1000 foto, tutti i passanti approfittavano per fare foto a noi studenti stranieri con le rispettive famiglie ospitanti. cina 3Dopo la colazione siamo andati a scuola e, dopo una breve riunione, ci hanno presentato agli studenti. Quel momento penso che non lo dimenticherò mai più nella mia vita, 2000 studenti cinesi hanno iniziato ad applaudirci e subito dopo ci siamo presentati con un microfono davanti a loro. Fin dai primi giorni capisci che la cultura è totalmente diversa: modi pensare modi di vedere le cose, insomma per farla breve la cultura cinese è legata moltissimo al regime, loro vivono per garantire il benessere comune. Qui ho imparato che non esiste solo il giusto o sbagliato ma esiste anche il diverso. La vita però per me qui è bellissima amo le persone sempre pronte a scambiare due parole, vedono gli Occidentali come divinità. La Cina è difficile da descrivere, devi viverla per poterla capire al meglio perché non è per niente come te l’aspetti, è davvero un mondo distante dal nostro. Posso dire che un esperienza del genere ti fa imparare lezioni che a scuola non puoi studiare, capisci i veri valori della vita, capisci meglio i rapporti con le persone a cui tieni di più, ed è inutile legare che sto rafforzando il legame con i miei genitori e con i miei amici veri perché da qui tutto è più chiaro. cina 4Spesso in Italia ma anche da qui non dimostro tutto l’affetto ai miei genitori ma, ovviamente, gli sono debitore perché mi stanno permettendo di fare una cosa bellissima e, per quanto, vi possa sembrare strano quelli che erano davvero agitati erano loro perché se avessi avuto qualche problema loro si sarebbero ritenuti responsabili. Grazie mamma, grazie papà, vi voglio bene!

Francesco Presti.

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