Identità / alterità Blog

olbios ostis tes istorias esche mathesin (Euripide fr. 910) – Paolo Randazzo

Archive for marzo 2014

Frugalitas

Posted by identitalterit su 13 marzo 2014

Paolo LEGRENZI, “Frugalità”, Il Mulino, 2014, pp.144, euro 12,00

Homo frugi, ovvero uomo frugale, sobrio, persona solida, per bene: chissà se gli antichi latini avrebbero mai potuto immaginare che la frugalitas, una delle virtù cardine del loro tradizionale sistema morale di origine agricola, sarebbe divenuta, in un percorso di più di due millenni, quella che oggi qualcuno definisce “un’importante utopia minimalista”. Una lenta e straordinaria evoluzione di senso che Paolo Legrenzi racconta con piacevole acume nel saggio di recente pubblicazione “Frugalità”. Il contesto di pubblicazione è la nuova serie “Parole Controtempo” della collana “Voci” del Mulino: brevi saggi tesi a illustrare la presenza nella nostra cultura di parole/concetti (silenzio, pazienza, perseveranza, pudore, onore, prudenza, coraggio e frugalità appunto), parole antichissime, forse obsolete o segretamente vitali, che rimandano ad un’idea di umanità assai diversa da quella che la cultura capitalistica propugna ed ha imposto. legrenzi copertinaMa torniamo al percorso della parola /concetto “frugalità”. Legrenzi dispiega l’argomentare del suo saggio a partire da che cosa non è la frugalità: non è povertà, non è avarizia, non è scelta di risparmio, è piuttosto una scelta consapevole di rifiuto o di riduzione del consumo di beni che hanno acquisito un prezzo sul mercato (meglio, sui molteplici mercati) a favore di beni che non sono in vendita. Il modello che si propone, al di là delle tantissime suggestioni, positive e negative, tratte dalla storia (ad esempio, la disputa nata in seno alla Chiesa medievale relativamente alla contrapposizione tra i concetti di uso e di possesso), dalla letteratura (da Hemingway a Garcia Marquez, da Henry David Thoreau a Musil, da Walter Siti alla Munro), dal cinema, dalla riflessione economica (da Krugman a Zamagni) e dalla teoria del marketing, è esemplificato con maggior chiarezza da una piccola ma pregnante storia familiare: al trisavolo di Legrenzi, Alessandro Rossi, piccolo imprenditore veneto del tessile, la nuora aveva chiesto di acquistare un carrettino per far giocare i nipotini, avendo lei stessa in precedenza acquistato un pony; ecco come le risponde l’imprenditore«Duolmi di non poter aderire alla tua richiesta: non comprerò la charrette e non approvo l’acquisto del cavallino. Con lo stesso corriere, insieme alla tua letterina, m’è pervenuta la relazione settimanale di Fochesato (il direttore del lanificio) il quale mi avverte doversi licenziare due operai recentemente assunti in prova, perché il loro rendimento non corrisponde al salario, che per conto loro inciderebbe sul bilancio dell’opificio. Considera, figliola carissima, che prezzo di poney e charrette corrisponde al salario dei due che devonsi licenziare». Ecco tutto: non una semplice scelta di avarizia o di risparmio, ma una scelta dettata da “normale” frugalità; una scelta ancora quasi ovvia ancora nella cultura ottocentesca, ma spazzata via nel mondo occidentale nel momento in cui si scopre il potere del marketing e, con esso, lo straordinario potenziale commerciale (e quindi politico) del desiderio. Oggi la frugalità riguarda la qualità della vita, il benessere non la ricchezza, e sceglierla, essendo consapevoli della forza dei brand e della pervasività di un modello economico che si basa sui desideri coltivati in modo abnorme o artificialmente indotti, ci rende non solo robusti come individui e cittadini, ma soprattutto “antifragili”, ovvero capaci di affrontare più agevolmente i cambiamenti e le eventuali disavventure della vita e della storia.

Paolo Randazzo

link da EUROPA.

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La mia cina… (di Francesco Presti)

Posted by identitalterit su 8 marzo 2014

Mancano solo 4 mesi al mio rientro in Italia e posso dire che sono nel momento più bello della mia esperienza, tutto inizia ad essere perfetto, inizio a parlare sul serio la lingua, ho iniziato a viaggiare ma soprattutto inizio a capire la mentalità cinese che prima non avevo davvero capito. Nei primi 3 mesi della mia esperienza non riuscivo a vedere molto la differenza culturale tra la nostra e la loro cultura ma in seguito, iniziando a parlare e quindi iniziando ad avere le prime discussioni con le persone, ho iniziato a notare le enormi differenze che ci sono. Inutile negare che, nei primi dibattiti, era per miracolo che riuscivo a contenermi  perché era come parlare con un muro che non ti dava risposta. Nella nostra cultura , o per lo meno nell’ambiente in cui io vivo, siamo abituati ad avere discussioni e a risolvere i problemi insieme e, se una cosa non è possibile, c’è sempre una motivazione che spiega il perché non sia possibile, purtroppo qui ho avuto modo di dimostrare che spesso questo metodo non funziona. Per risolvere i problemi ci vuole molto più tempo ma, soprattutto, è difficile affrontarli faccia a faccia perché la cultura non te lo permette ed è come se dovessi trovare sempre una strada secondaria per cercare di far arrivare il messaggio alla persona interessata. All’inizio questo non lo capisci e quindi continui ad agire con i tuoi metodi e quando continui a non ottenere ciò che vuoi è lì che perdi la pazienza e inizi a capire come comportarti nei confronti di una cultura cosi diversa. Devo dire che è stata davvero dura e non sono sicuro che senza l’aiuto degli altri ragazzi con cui sto vivendo la mia esperienza ne sarei uscito fuori così facilmente, ma ora sono molto più felice perché dopo tutti gli sforzi che abbiamo fatto siamo riusciti ad ottenere ciò che volevamo. È dal 16 Gennaio che sono in vacanza in quanto nel Nord-ovest della Cina le scuole chiudono per 40 giorni in inverno a causa del troppo freddo, ed è proprio dal 16 Gennaio che ho iniziato il mio tour in giro per tutta la nazione. Come sapete la Cina è grandissima ed è proprio per questo che non si può dire mai di conoscerne per bene tutta la cultura, gli usi e costumi: per esempio io vivo nel nord-ovest, cosa che ha i suoi pro ma anche moltissimi contro. Il pro maggiore è sicuramente la lingua infatti qui si parla il mandarino corretto e il dialetto si sente pochissimo specialmente nei posti più vicini alla Siberia. I contro sono che c’è moltissimo freddo (temperature che vanno dai -10 ai -30), che le città non sono pulitissime e mancano gli spazi verdi e, di conseguenza, c’è molto inquinamento ma soprattutto  qui la cultura si sente davvero poco ed è andata veramente persa, anche se le persone stanno cercando di riportare indietro usi e costumi che, nell’epoca Mao Ze Dong, erano andati persi. Il 16 Gennaio, proseguendo, sono andato ad Harbin una città davvero bella nell’estremo nord della Cina e che subisce molta influenza russa. Camminando per le strade di Harbin mi sentivo di nuovo a casa perché questa città si discosta molto dal solito stile delle città cinesi, quindi ci sono strade più piccole e costruzioni diverse ma, la cosa che si nota di più, è che sparse nella città ci sono delle costruzioni di ghiaccio, per non parlare poi del vero e proprio festival del ghiaccio che ormai da 21 anni organizzano. Un’avventura indimenticabile, non solo per le costruzioni imponenti che riproducono con il ghiaccio, ma anche per il freddo polare che ti permetteva a stento di vedere: pensate che se si resta per più di 30 minuti fuori, inizia a crescere il ghiaccio nelle sopracciglia e nella sciarpa. presti 1

Successivamente sono ritornato nella mia città e mi sono preparato ad affrontare la festa più importante della cultura cinese ovvero il Capodanno. Ovviamente io mi aspettavo di trovare draghi e manifestazioni  in giro per tutta la città ma cosi non è stato: siamo stati a casa a mangiare per 14 ore di seguito e a sparare i fuochi d’artificio a qualsiasi ora del giorno e a vedere un programma televisivo in Tv. La cosa divertente è che i Cinesi per tradizione, durante la vigilia (ma anche durante il capodanno) si ubriacano e non posso dimenticare quando a pranzo del primo giorno delle festività sono andato a casa di un mio zio ed erano tutti lì ancora ubriachi dal giorno prima. Questa festa mi ha un po’ colpito perché è una vera e propria esaltazione del denaro e non mi piace molto il fatto che loro colleghino la felicità al denaro, infatti è proprio per questo che tutti i familiari danno ai più piccoli dei soldi. In questa occasione la famiglia si riunisce ed è un vero e proprio momento di collettività che mi rimanda al nostro Natale ma, allo stesso tempo, lo sfarzo, i fuochi d’artificio e il clima rimandano anche al nostro Capodanno.

Il 4 Febbraio sono partito insieme con mio fratello ospitante per Pechino, la capitale. Diciamo che si trova sempre nel Nord-ovest ma giustamente essendo la capitale non rispetta i canoni delle altre città. Pechino è molto pulita e il centro della città è bellissimo; è una città molto particolare in quanto puoi passare dall’arte moderna delle strade dell’789 all’arte cinese delle ultime due dinastie ovvero Ming e Qing. Ovviamente Piazza Tian an men e la città proibita danno alla città un tocco particolare. Una cosa che ho particolarmente notato è che a Pechino le persone sono più aperte mentalmente e addirittura, parlando con i miei zii ospitanti, riuscivo a notare la diversità rispetto ai miei genitori ospitanti in quanto mi sentivo più libero e devo dire che ho avuto davvero la sensazione di stare in famiglia.

presti 2Tornato da Pechino sono partito per Shanghai e devo dire che mi sono letteralmente innamorato di questa città. Shanghai è una città parecchio internazionale ma resta comunque Cina. Per le vie del centro vedi una città davvero ricca piena di palazzi altissimi e di strade super curate, ho avuto anche la fortuna di provare il treno a lievitazione magnetica, insomma una città che davvero non fa per nulla invidia alle grandi capitali europee. Shanghai offre davvero di tutto perché puoi passare dall’alta tecnologia all’arte moderna per finire anche nei tipici giardini cinesi. Il cibo è anche diverso perché qui le persone preferiscono mangiare i cibi dolci mentre nel nord preferiscono il salato. La cosa di cui però Shanghai pecca è che non c’è moltissima storia quindi per vedere di più ti devi  spostare, per questa ragione abbiamo fatto un giro attorno a tutte le città vicine a Shanghai ovvero Nanchino Zhou Zhuang e Hangzhou.

Nanchino è un posto da visitare se vieni in Cina perché qui capisci davvero moltissimo riguardo la cultura e la storia cinese: essa infatti è stato il luogo della strage di 300000 Cinesi da parte dei Giapponesi nel non lontano 1937. Sono  davvero fiero di aver visitato il Museo dedicato a questa strage, ti colpisce molto infatti il fatto che questo massacro sia stato un po’ trascurato dalla popolazione mondiale e i Cinesi fanno di tutto per non farlo dimenticare, si pensi che gran parte della filmografia cinese parla sempre della guerra tra Cina e Giappone. Nanchino però non ha solo questo infatti la città in sé è molto bella e rispetta molto i canoni delle città del Sud: piena di verde, pulita ma soprattutto più ricca rispetto al Nord. Zhou Zhuang è considerata la Venezia cinese e diciamo che si merita tutto questo appellativo: una meta turistica davvero interessante, dove ho avuto il piacere di poter cenare in un ristorante che dava proprio sul fiume principale della città. Infine  ho visitato Hangzhou e forse questa è la città che mi ha colpito di più. Un vero e proprio gioiello d’Oriente ed evidentemente Marco Polo aveva ragione quando diceva che Hangzhou era la città più bella del mondo. La cosa particolare è un lago immenso che caratterizza in maniera impressionante la città. Anche Hangzhou, poi, è attraversata, come tutte le altre città del Sud da molti fiumi che danno alla città un’atmosfera particolare. Ora mi trovo di nuovo nella mia Anshan che magari non sarà bella come le altre città ma rimarrà sempre la mia casa qui in Cina. Non mi resta altro che vivere al meglio questi ultimi 4 mesi rendendo ogni momento indimenticabile.

Francesco Presti.

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