Identità / alterità Blog

olbios ostis tes istorias esche mathesin (Euripide fr. 910) – Paolo Randazzo

Archive for the ‘cinema’ Category

Come fu che diventammo moderni! Film capolavoro: la ragazza con la pistola di Mario Monicelli

Posted by identitalterit su 8 gennaio 2017

Da guardare fino in fondo ragazzi! E da meditarci su. Si ride, si riflette, si impara.

 

 

 

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Marylin, 5 agosto.

Posted by identitalterit su 13 maggio 2013

Da persona a star, da ragazza insicura e tanto americana a colorato e indiscutibile mito planetario: è stato questo, a pensarci bene, il destino, tanto straordinario quanto fulmineo, di Norma Jeane Mortenson in arte Marylin Monroe. Un destino, davvero «uno strano copione», così denso di significati da diventare, immediatamente dopo la sua morte (verificatasi in circostanze ancora oggi misteriose il 4 agosto del ’62), paradigma di quella che generalmente viene definita la cultura Pop e che forse nessuno ha mai saputo capire e ritrarre meglio, nella sua ripetitività tragica e ossessiva, di Handy Warrol. Scriviamo questa volta di “Marylin 5 agosto”, lo spettacolo che la compagnia siculo-bolognese “Trame perdute” ha portato in scena, sabato 4 maggio, a Noto nel contesto della stagione del Comunale “Tina Di Lorenzo”: la regia è curata da Giuseppe Liotta, il testo è dell’indimenticato poeta e drammaturgo Gregorio Scalise, mentre l’interpretazione è affidata alla giovane e pur brava Martina Valentini. In scena Marylin si racconta, si confessa, attraversa e scandaglia dolorosamente i giorni della sua vita: gli uomini, i suoi amori innanzitutto (Arthur Miller, Joe Di Maggio, Lee Strasberg, i fratelli Kennedy), e poi il suo insopprimibile bisogno d’essere amata, e gli oggetti, e i vestiti, la sua bellezza bambina, la sua sensualità, ed ancora il cinema, i sogni, le ambizioni, i viaggi, lo star system, le menzogne, le fughe, lo champagne e le sue mille e mille fragilità. Marilyn 045Il monologo assume, nel suo dispiegarsi, il respiro tormentato e quasi la concretezza di un dialogo, un dialogo con sé stessa certo, ma soprattutto coi fantasmi che hanno attraversato la sua vita e, perché no, col pubblico. Sì, col pubblico: perché guardare a questa vita come alla vita di una donna semplice («gelosa e prodiga della mia intimità»), percepirne il dolore e la fragilità, non è facile affatto, anzi è doloroso giacché comporta la possibilità non solo di guardare dritto negli occhi un mito, guardarlo senza abbassare lo sguardo, quasi sfidandone la capacità mistificatoria e normalizzatrice, ma anche di guardare dentro noi stessi, alla nostra fragilità, al nostro stesso bisogno di avere e di costruire miti che, pur mentendoci spudoratamente (o forse proprio per questo), danno forma e senso alla nostra vita, miti su cui proiettare i nostri desideri e le nostre ansie. Una proiezione che per altro non teme d’essere intrinsecamente violenta (e in qualche modo masochista) perché si nasconde dentro al respiro d’immagini seducenti e di grandissimi movimenti di massa. Una complessità umana e drammaturgica, un raggio di movimenti interiori e una quantità di significazioni davvero enormi per un semplice monologo teatrale che, pur soffrendo complessivamente per una certa discontinuità del tono e del ritmo, tuttavia Liotta sa gestire con sicurezza e rendere emozionante.

Paolo Randazzo

link da dramma.it

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Wim Wenders, Lisbon story, completo.

Posted by identitalterit su 15 luglio 2012

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“Il Fascino discreto della borghesia” 1973

Posted by identitalterit su 25 giugno 2012

Un film che è necessario conoscere ragazzi.

Luis Bunuel

Link dalla Treccani.it

Buñuelbun’èl›, Luis. – Regista cinematografico (Calanda, Aragona, 1900 – Città di Messico 1983), uno dei maggiori della storia del cinema. I primi tre film sono tre punti di riferimento obbligati: Un chien andalou (1929), sorta di manifesto del surrealismo, L’âge d’or (1930), violenta polemica contro i valori consacrati, Las Hurdes (1932), spietata analisi di una zona sottosviluppata della Spagna. Regista sgradito, solo dopo quindici anni ritornò alla regìa; trascorse poi un lungo periodo in Messico dove lavorò a molti film. Spesso dovette fare i conti con le esigenze commerciali della produzione locale, non rinunciando però mai a una sostanziale dignità, e riuscendo anzi a creare opere divertenti (La ilusión viaja en tranvía, 1953) e interessanti (Subida al cielo, 1951), e a inserire sempre umori personali assai ricchi, a descrivere con ironia mai gratuita situazioni tipiche (Susana, Adolescenza torbida, 1950), ad accostare prediletti testi letterarî (Las aventuras de Robinsón Crusoe, 1952; Cumbres borrascosas, 1953). Appartengono a questo periodo un capolavoro come Los olvidados (I figli della violenza, 1950), il significativo Ensayo de un crimen (Estasi di un delitto, 1955) e quell’impeccabile mistura di sarcasmo e analisi sociale che è Él (1952). Qui e altrove sono presenti motivi che troveranno sviluppo e completezza stilistica in opere posteriori, da Nazarín (1958) a Viridiana (1961), a El ángel exterminador (1962), fino a Tristana (1969), Le charme discret de la bourgeoisie (1972), Le fantôme de la liberté (1974), Cet obscur objet du désir (1977). Il lungo percorso della sua carriera gli ha inoltre permesso di toccare forme e generi diversificati, dall’analisi sociologica di Le journal d’une femme de chambre (1963), all’estrosa e acuta parabola a sfondo religioso di La voie lactée (1969), che riprendeva gli umori corrosivi di Simón del desierto (1965), al rifacimento in chiave critica e psicanalitica di un romanzo d’appendice in Belle de jour (1966). Pur essendo il suo retroterra culturale complesso, si possono rintracciare due poli di riferimento costanti, la Spagna e il surrealismo. La prima è presente come clima ideologico (il cattolicesimo controriformista) e come tradizione figurativa (il grottesco di molta pittura) e narrativa; spagnolo è l’aggancio storico da cui parte la situazione di chiusura e oppressione: da qui, la continua polemica antiborghese, contro le regole e le convenzioni. Al surrealismo, che è stato l’esperienza culturale decisiva di B., si possono ricondurre modi del suo stile, che si basa soprattutto sull’ambivalenza tra sogno e realtà, su accostamenti inconsueti, su una simbologia fortemente allusiva, sulla rottura con i modi abituali di racconto.

Luis Bunuel (link Enciclopedia del cinema)

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