Identità / alterità Blog

olbios ostis tes istorias esche mathesin (Euripide fr. 910) – Paolo Randazzo

Archive for the ‘filosofia’ Category

Tragedia come Paideia

Posted by identitalterit su 31 gennaio 2017

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Libertà e destino nella tragedia greca.

Posted by identitalterit su 31 gennaio 2017

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Roberto Latini: “I Giganti della montagna” di Pirandello

Posted by identitalterit su 27 luglio 2016

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Il limite di Remo Bodei

Posted by identitalterit su 21 aprile 2016

Remo Bodei, “Limite”, Il Mulino, Bologna, 2016, pp. 128, euro 12.00.

C’è stato un tempo in cui la filosofia, prima d’essere soltanto o soprattutto pura teoresi o discorso accademico, è stata, sostanzialmente, incessante ricerca di umana saggezza. Una saggezza che si proiettava nella considerazione e nell’interpretazione della natura, della storia, del rapporto tra gli uomini, nella ricerca della felicità individuale o in dimensione collettiva; o piuttosto scaturiva da esse, poco importa. E forse, in fondo, è ancora così o forse no, ma sta di fatto che fa bene al cuore leggere il piccolo e densissimo saggio di Remo Bodei “Limite” (Mulino, pp. 128, euro 12,00).  Fa bene al cuore non solo perché affronta con una semplicità adeguata all’ampio target di lettori immaginato per la collana “Parole controtempo”, ma soprattutto perché nello scorrere le pagine di questo libretto si avverte una certa partecipazione emotiva dell’autore rispetto a quanto può provocare nel lettore la sana (leopardiana) durezza di ciò che viene esposto. Perché negarlo, del resto? Ci sono cose che tutti gli uomini sanno da sempre, ma preferiscono dimenticare o lasciare in ombra e silenzio per paura. Per paura si vive, oggi più che mai, immaginando che il nostro corpo possa non invecchiare, per paura non si pensa che prima o poi toccherà a noi di morire, per paura non si avverte che è appunto “il limite”, ogni limite, il punto d’arrivo e di partenza di ogni nostra attività intellettuale. Il limite, o meglio l’essere consapevoli di esso, è insomma in ogni tempo la prima scaturigine di ogni umana saggezza. Bodei s’interroga anzitutto sui nostri limiti fisiologici: sulla percezione che abbiamo di essi in relazione alle scoperte della medicina e delle biotecnologie, sul tentativo contemporaneo di spostare il più avanti possibile il momento della morte, un tentativo concreto che supera la sola soglia del desiderio senza tuttavia varcarla definitivamente, sulle ricadute culturali e psicologiche che ciò comporta. copertina limiteQuindi ad essere affrontato è il concetto di limite nel rapporto tra natura e civiltà: ovvero nel suo dispiegarsi nel pensiero filosofico occidentale antico e moderno, nel suo sostanziare internamente la straordinaria stagione delle scoperte geografiche, nel suo reale o apparente disgregarsi nell’età della globalizzazione: «come orientarsi e dar senso alla propria esistenza in situazioni caratterizzate da un costante allargamento degli orizzonti individuali, ma anche, simultaneamente, dall’incremento esponenziale del tasso di complessità e conflittualità tra persone e popoli? Come inserire la coscienza del singolo nella trama concettuale in fieri del proprio tempo, aiutandolo a trovare un qualche equilibrio tra la dimensione psicologica privata e quella pubblica, renderlo sempre più aperto alle vicende comuni e più capace di fronteggiare il corso non sempre piacevole degli avvenimenti?». L’esito di questa interrogazione non può che sfociare, nella terza parte del libro, in un ragionato invito a “Imparare a distinguere”: a osservare cioè e a discernere con intelligenza critica il resistere, il disgregarsi, il trasformarsi dei limiti esistenziali, dei riti di passaggio, delle frontiere geo-politiche, delle differenze e delle misure. Forse, al rispetto e all’entusiasmante e inesauribile scoperta dell’alterità si affiancherà nell’uomo la nascita (o meglio la rinascita) di un senso di “ulteriorità” e di onnipotenza al quale si potrà (si deve già adesso) contrapporre soltanto «l’attitudine a riconoscere e a distinguere i limiti lasciandosi guidare nello stesso tempo dall’adeguata conoscenza delle specifiche situazioni, da un ponderato giudizio critico e da un vigile senso di responsabilità. Ma, di nuovo, fin dove spingersi nelle proprie scelte? Si potrebbe rispondere che ciò dipende dalla capacità di commisurare gli obiettivi alle energie intellettuali e morali di cui si dispone e sostenere la tesi di Max Weber secondo cuoi, se gli uomini non tentassero continuamente l’impossibile, il possibile non verrebbe mai raggiunto. Eppure, non saremmo già moderatamente soddisfatti se tutti seguissero il monito che Marco Aurelio, padrone di un immenso impero, rivolgeva a se stesso: – E non attendere la giusta Città di Platone; ti deve bastare una cosa: un po’ di miglioramento, anche minimo -».

Paolo RANDAZZO

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Islam e Occidente

Posted by identitalterit su 21 aprile 2016

Massimo Campanini, “L’Islam, religione dell’Occidente”, Mimesis, Milano – Udine, 2016, pp. 153, euro 15.00.

Come sempre, come ogni guerra, anche quella che stiamo vivendo è anzitutto una guerra di bugie e di verità alterate, dimezzate, abusate e, come sempre, bisognerebbe fermarsi a riflettere su ciò che accade e sul senso profondo delle nostre azioni e reazioni prima di dar loro corso. È esattamente quanto non sta accadendo nella guerra terroristica con cui ci troviamo a confrontarci in questi anni ed è quanto vien fatto di pensare leggendo “L’Islam, religione dell’Occidente” (Mimesis, euro 15.00) di Massimo Campanini (orientalista di vaglia e docente nell’Università di Trento), un saggio di grande intensità e acume che, già nel titolo, si palesa in tutto il suo interesse. Seppur apparentemente paradossale il suo focus è chiaro: l’Islam, benché oggi appaia quanto mai e persino minacciosamente lontano dalla cultura di noi occidentali, è nato e si è sviluppato invece per secoli come una delle grandi spiritualità monoteistiche occidentali, in strettissimo rapporto con esse (e soprattutto col Cristianesimo delle origini in un complesso rapporto etnico, scritturale, teologico e quindi anche politico e di scontro militare) e solo dopo, col tempo e con l’incidenza di fenomeni storico-culturali ben definiti, si è allontano se non proprio separato dalla cultura occidentale. A favore di questa tesi Campanini, che si autodefinisce un hanif, ovvero un credente nell’unico dio e sua nella rivelazione profetica fino a Maometto, senza tuttavia riconoscersi del tutto in nessuna delle tre grandi religione monoteistiche, ripercorre le analogie delle figure e delle traiettorie profetiche di Cristo e di Maometto (nonché quelle di Giacomo “fratello del signore” e di Paolo di Tarso in ambito cristiano e di Ali in ambito musulmano) e illustra le assonanze delle teologie politiche che da queste esperienze religiose sono scaturite, per poi analizzare le cause dell’allontanamento che si è prodotto in età moderna. Campanini Copertina 001Di quali cause si tratta? Della rivoluzione scientifica, della rivoluzione francese e della rivoluzione industriale, ovvero delle tre grandi rivoluzioni costitutive della modernità “occidentale”. «Relativamente alla rivoluzione scientifica – spiega lo studioso -, due fattori negativi sono stati determinanti: l’incapacità di sviluppare un “discorso sul metodo” e soprattutto, a monte di questo, l’ipertrofia del diritto che ha fagocitato le scienze speculative. […] Relativamente alla rivoluzione francese, la difficoltà di venire a patti con la modernità ha vincolato la ragione all’autorità e al taqlid cioè all’imitazione dell’autorità. Non si è avuta quella liberazione della ragione dai vincoli del conformismo preconizzata da Kant in “Che cos’è l’illuminismo?” […] Relativamente alla rivoluzione industriale, il mancato sviluppo del mercantilismo in capitalismo ha segnato il destino dell’arretratezza economica dei popoli musulmani». Eppure, spiega e dimostra ancora l’autore, confrontandosi con studiosi come i pensatori modernisti Muhammad Abduh (1849 – 1905) e Muhammad Iqbal (1877 – 1938) o col pensiero del biografo del Profeta, il grande intellettuale e scrittore, Muhammad Husayn Haykal (1888 – 1956), il Corano contiene «metodo e ragione» che consentono di sperare in una autoriforma dell’Islam. Un movimento che possa consentire un rinnovato e positivo dialogo con la cultura della modernità occidentale. Un libro affascinante, fecondo di ulteriori sviluppi insomma, se solo si tengono presenti le caratteristiche culturali (e materiali se è vero che “il mezzo è il messaggio”) non solo della modernità occidentale, ma anche della post-modernità e dei processi di globalizzazione che a questa sono intimamente connessi.

Paolo RANDAZZO

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