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olbios ostis tes istorias esche mathesin (Euripide fr. 910) – Paolo Randazzo

Archive for the ‘letteratura latina’ Category

monumenti di Roma

Posted by identitalterit su 13 ottobre 2016

 

 

 

 

 

 

 

 

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Silenzio, parla Seneca.

Posted by identitalterit su 13 luglio 2016

SIRACUSA – La Fedra di Seneca diretta da Carlo Cerciello è uno spettacolo potente e raffinato. Ha debuttato dal 23 al 26 giugno nel Teatro Greco di Siracusa, come terza produzione dell’Istituto nazionale del dramma aantico, nel contesto della cinquantaduesima edizione delle Rappresentazioni Classiche. Dopo Siracusa, lo spettacolo andrà in tournée prima nei maggiori teatri antichi siciliani (il 31 luglio a Segesta, il 3 e 4 settembre a Taormina nell’ambito della manifestazione “Anfiteatro in Sicilia”) e poi, verosimilmente, nel resto d’Italia (a partire da Ostia Antica, ma è possibile che venga adattato anche per teatri al chiuso). La traduzione (chiara e sensibile) del testo è di Maurizio Bettini, la scena di Roberto Crea, i costumi di Alessandro Ciammarughi, le musiche di Paolo Coletta e i movimenti coreografici del siracusano Dario La Ferla (una sicura risorsa nel contesto Inda). In scena: Imma Villa (Fedra), Fausto Russo Alesi (Teseo /Ippolito), Bruna Rossi (l’autorevole Nutrice), Sergio Mancinelli (il messaggero), Elena Polic Greco e Simonetta Cartia (le prime corifee), Federica Cavallaro, Maddalena Serratore, Nadia Spicuglia, Claudia Zappia (corifee), mentre il coro di uomini e donne di Atene è composto ancora una volta dagli allievi dell’Accademia teatrale dell’Inda. Fedra Imma villa 3Uno spettacolo potente e raffinato: potente, perché il linguaggio scenico di Cerciello riscrive il testo senecano lasciando che nello spettacolo restino giustamente visibili (persino ad occhio nudo) le coordinate, le esperienze e le tantissime risorse che il linguaggio di un regista contemporaneo reca nel proprio bagaglio artistico; raffinato, perché il dinamismo tragico proprio del testo senecano è proposto consapevolmente da Cerciello non direttamente, bensì come “dialogo” colto dell’artista contemporaneo con il drammaturgo latino, che a sua volta dialoga con la cultura a lui contemporanea (al di là di ogni impossibile certezza storica, ad esempio la battuta «Io non voglio ciò che voglio» ricorda in modo impressionante il detto paolino e cristiano «non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto…» della Lettera ai Romani), oltre che certo con Euripide e, probabilmente, con Sofocle, i quali ancora, a loro volta, s’interrogano sul mito della figlia di Minosse e Pasifae che s’innamora del figliastro Ippolito. È così, e certo non è poco. In questo importante quadro costruttivo si spiegano dunque le scelte operate dal regista e dalla sua equipe. Si spiega la grande selva stilizzata che delimita e abbraccia lo spazio circolare della scena, il suo definirsi successivo e progressivo in tre segmenti: ai due lati una selva-natura e una selva-reggia, al centro invece una selva-voragine oscura che risucchia le altre due dimensioni. Così si spiega la ripartizione delle figure e dei ruoli dei protagonisti: da una parte Ippolito coi suoi compagni in veste e movenze di cacciatori primitivi (la natura selvaggia come via e/o primigenio stato di purezza), dall’altra la sofisticazione della vita civilizzata, normalizzata e assoggettata al potere politico (dimensione perfettamente incarnata da Bruna Rossi nel ruolo della Nutrice), che diventa menzogna, vuota forma, depravazione e persino violenza pur di auto-tutelarsi, nel mezzo dapprima Fedra, schiacciata dal suo stesso stato di colpa (con un’ Imma Villa esemplarmente anti-retorica, ben capace di esprimere con ponderata esattezza tutta la vastità della tragica aporia della condizione di Fedra e altresì potente nel suo finale abbandonarsi alla sua stessa desolante verità) e, in un secondo tempo, Teseo di ritorno dagli inferi, vittima e carnefice del figlio e di se stesso. battaglia_russo alesi_randazzo_foto centaroSi spiegano così (seppure parzialmente) le atmosfere giapponesi e operistiche (nei cori, negli intermezzi lirici, nei costumi e nei movimenti dei coreuti immaginati da Seneca come ateniesi) che ricordano un po’ la grande lezione anti-naturalistica e simbolica di Suzuki Tadashi (col suo associare le forme del teatro tradizionale giapponese No e Kabuki alla drammaturgia classica occidentale) e un po’ l’esperienza appunto del teatro d’opera occidentale. Si spiegano in questa prospettiva anche gli inserti musicali e il tessuto sonoro realizzati da Paolo Coletta, i quali, se da una parte talvolta un po’ eccedono nell’ accompagnare l’azione (nessuna colonna sonora in teatro), dall’ altra (come scrosci, ritmi lontani e quasi sospesi nel loro mistero) sanno squarciare la scena con l’energia tagliente e la capacità comunicativa di vere e proprie parole e/o segni e oggetti scenici. Tutto convincente allora? No, non tutto: non convince la posizione spesso troppo arretrata, e quindi visivamente depotenziata, di Fedra nell’enorme spazio circolare della scena (l’antica e luminosa orchestra di questo teatro diventa una trappola se in essa non si prova abbastanza); non convincono del tutto, come si è detto, le ambientazioni di gusto giapponese (affascinanti certo, ma in definitiva di fragile motivazione); mentre infine la scelta di far interpretare allo stesso attore (un Fausto Russo Alesi intenso e di duttile intelligenza scenica) sia il ruolo di Ippolito sia quello di Teseo appare una scommessa felice e ben riposta, ma non sufficientemente valorizzata nella sua, pur evidente, fecondità di senso.

coro_foto centaro

Paolo RANDAZZO

Fedra di Seneca.

Regia di Carlo Cerciello, dal 23 al 26 giugno, Teatro Greco di Siracusa. Traduzione di Maurizio Bettini, scene di Roberto Crea, costumi di Alessandro Ciammarughi, musiche di Paolo Coletta, coreografie di Dario La Ferla. In scena: Imma Villa (Fedra), Fausto Russo Alesi (Teseo e Ippolito), Bruna Rossi (nutrice), Sergio Mancinelli (messaggero), Simonetta Cartia ed Elena Polic Greco (prime corifee), Claudia Zappia, Nadia Spicuglia, Maddalena Serratore Federica Cavallaro (corifee). Coro degli allievi dell’Accademia d’arte del dramma antico, scuola di teatro “Giusto Monaco”. Produzione Inda Siracusa. Crediti fotografici: Franca Centaro, Maria Pia Ballarino, Gian Luigi Carnera.

Link a RUMORSCENA

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Apuleio Video

Posted by identitalterit su 23 maggio 2016

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SENECA, classico latino VA, letture AS. 2015 – 16

Posted by identitalterit su 4 gennaio 2016

LETTURE DI SENECA, CLASSICO LATINO II, AS. 2015 / 2016: LINK

 

seneca 4

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Who is Spartaco?

Posted by identitalterit su 5 dicembre 2015

Di Vincenzo Forestieri (IV A, Liceo Classico Noto, as. 2015 / 2016).

Recensione libro: Theresa Urbainczyk “Spartaco”, Bologna, Il Mulino, pp. 128, euro 11,50.

————————————————————————————————spartaco copertina

Già in età repubblicana Roma era un’enorme metropoli e aveva esteso i suoi domini sull’intera penisola abbattendo senza scrupoli altri domini e altri imperi. Prima che la vicenda leggendaria della ribellione di Spartaco avesse inizio, si racconta che Spartaco (109 – 71 a.C.), di origine Tracia, fu portato per la prima volta a Roma, dove fu venduto come schiavo. Nel corso del I secolo a.C. Spartaco faceva il gladiatore a Capua, quando Roma non aveva ancora un imperatore. Nel 73 a.C. egli, con alcuni gladiatori, si  ribellò, fuggendo e formando un esercito che man mano andò sempre più a crescere. Spartaco fu contemporaneo di Cesare, Cicerone, Pompeo e Crasso, grandi nomi di una grande Roma. Spartaco non fu l’unico capo di schiavi ribelli dell’età antica, ma è senza dubbio il più famoso. Nel periodo greco classico a Sparta gli schiavi, chiamati iloti erano costantemente in rivolta. Alcuni testi moderni differenziano gli iloti dagli schiavi,  perché, pur non essendo liberi, appartenevano alla terra e non agli individui. Per quanto riguarda Roma, non aveva avuto molti problemi con le rivolte servili avvenute prima di Spartaco, sebbene non ci siano molte testimonianze al riguardo. Tra le rivolte più importanti ricordiamo soprattutto la prima guerra servile in Sicilia (150/140 a.C.) e la seconda guerra servile in Sicilia (104/100 a.C.). Contemporaneamente alla prima guerra servile in Sicilia, in Asia Minore ci fu una rivolta per opera di un uomo chiamato Aristonico. Il suo esercito era formato da uomini provenienti dai ceti più bassi, schiavi e non greci. Scrive Diodoro Siculo che gli schiavi durante le guerre disponevano della più potente delle armi: il furore. Questo furore ha caratterizzato e guidato tutte le rivolte servili prima e dopo Spartaco. Le forze di Spartaco furono assai meno omogenee e le circostanze della sua evasione piuttosto diverse da quanto era accaduto in Sicilia. Egli cominciò infatti a ribellarsi, nel 73 a.C, con un gruppetto di uomini tenuti insieme dalla voglia di essere liberi. Tod_des_Spartacus_by_Hermann_VogelIniziò così quella che viene comunemente definita Terza guerra servile e che si concluse nel 71 a.C. con l’intervento massiccio dell’esercito romano guidato da Crasso. I Romani tuttavia per fronteggiare l’esercito di Spartaco, sottovalutandolo, inviarono prima un pretore, Gaio Claudio Glabro, con 3 mila uomini. I pretori erano magistrati che potevano svolgere quasi tutte le attività di un console, che era la più alta carica dello Stato. Il pretore con il suo esercito, essendo più numeroso, costrinse Spartaco e il suo esercito a rifugiarsi sul monte Somma, non avendo via d’uscita. Il pretore aveva la vittoria in pugno se non fosse che Spartaco, dotato di ingegno e spinto dal furore, insieme a due compagni fidati si calarono durante la notte con una corda ai lati della montagna e riuscirono a scendere e a sconfiggere l’esercito Romano. Questa e molte vittorie di Spartaco sono legate all’ ingenuità dei Romani. La storia di Spartaco appassiona ancora oggi moltissimi studiosi e appassionati, come l’attore Kirk Douglas che, nella sua autobiografia intitolata “Il figlio del venditore di stracci”, racconta di come questa storia l’abbia veramente interessato. Un altro documento importantissimo di quanto questa storia abbia sempre attratto intellettuali ed artisti è sicuramente il film del grande regista americano. Stanley Kubrik “Spartacus” girato nel 1960 (vedi video sotto). Dopo quella di Spartaco non abbiamo notizia di altre rivolte di schiavi che abbiano avuto lo stesso successo, e certamente di nessuna che sia stata altrettanto famosa.

Link da youtube , “la Battaglia finale“:  https://www.youtube.com/watch?v=zgywD3XJaWU

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