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olbios ostis tes istorias esche mathesin (Euripide fr. 910) – Paolo Randazzo

Archive for the ‘scuola varia’ Category

Fratelli contro a Siracusa. Tragedie Inda 2017

Posted by identitalterit su 22 giugno 2017

SIRACUSA  – C’è un effetto che gli spettacoli Inda di Siracusa suscitano immancabilmente: una diffusa riflessione meta-teatrale sulla possibilità stessa che i testi della drammaturgia antica greco-latina possano essere portati in scena oggi. Una riflessione che, in modi diversi e certo con gradi diversi di profondità, supera la prassi e investe gli artisti che si esibiscono, investe gli studiosi del mondo antico, i critici, la stampa specializzata e incrocia in qualche modo la riflessione intellettuale di molte altre persone; una riflessione che di necessità finisce col travalicare il mero fatto teatrale: ci si chiede quale rapporto dobbiamo e possiamo avere col passato, se la velocità e la complessità, che caratterizzano la cultura contemporanea, ci consentono davvero di ascoltare la voce dei classici e se questa voce, pur interrogata con attenzione e ascoltata con rispetto, può dirci veramente cose che ci riguardano con necessità. Questi interrogativi invitano alla ricerca rispettosa, sollecitano studio e, se pure non esigono necessariamente risposte univoche, non possono nemmeno essere tralasciati o affrontanti sbrigativamente: tralasciarli significa infatti realizzare, irresponsabilmente, spettacoli senza necessità estetica o magari spettacoli importanti all’interno dei quali però alcune scelte registiche non si giustificano. E allora non resta che ribadire il dato politico (sì politico) più autentico di questa meravigliosa manifestazione, cioè che uno spettacolo che nasce oggi da un confronto con un testo di Eschilo o di Euripide, di Sofocle o di Aristofane non si concepisce né si realizza in soli tre/quattro mesi: è necessaria una riflessione ampia e profonda sul ciò che di ancora vivo può esserci in quei testi archetipici e a questo solo occorre attenersi guardando alla storia e lasciando da parte la cronaca. Raccontiamo questa volta di “Sette Contro Tebe”, testo di Eschilo e regia di Marco Baliani e di “Fenicie”, testo di Euripide e regia di Valerio Binasco, andati in scena in prima nazionale nel Teatro Greco di Siracusa, rispettivamente sabato e domenica, 6 e 7 maggio nel contesto del 53° Ciclo delle Rappresentazioni Classiche. Si tratta di lavori dotati entrambi di sufficiente serietà d’approccio e di valori formali tali che non si fa fatica a definirli spettacoli importanti. Il primo allestimento è orchestrato da Baliani utilizzando la traduzione di Giorgio Ieranò e le scene e i costumi di Marco Sala: un grande albero centrale e un’ispirazione che si dispiega, correndo verso la catastrofe, a partire da un denso tribalismo sciamanico per mutarsi lentamente, e poi con una emozionante accelerazione in una scena di guerra “pittoricamente” potente (quasi un dipinto fiammingo), nella totale devastazione dei tanti conflitti in corso nel mondo, siriani, orientali, est-europei, nordafricani. Nel coro, i cui movimenti febbrili sono curati da Alessandra Fazzino, sono presenti i danzatori Massimiliano Frascà e Liber Dorizzi, nonché i ragazzi dell’Accademia di teatro Inda. Grazie all’interpretazione energica e autorevole, eppure capace di molte sfumature, soprattutto di Marco Foschi (Eteocle), la regia gioca la sua partita su un interessante doppio livello di significazioni: da una parte l’angosciosa paura (“stallo dell’animo”, la definisce il regista) della guerra che circonda e opprime la polis, che ha sempre circondato e oppresso l’occidente e che, tuttora, ci circonda e opprime più che mai; dall’altra parte il ripudio politico netto, brechtiano, della guerra che, sostanzialmente, è da considerarsi sempre fratricida. Se questo è l’assunto non sempre tuttavia la sua realizzazione appare convincente: intanto per alcune forzature rispetto all’impianto originale: scelte legittime ovviamente, in una libera riscrittura, ma di cui però il senso non appare con chiarezza; si pensi ad esempio alla scelta di aprire e chiudere lo spettacolo con due brevi monologhi proposti dal bravo e sempre dignitoso Gianni Salvo (nei panni di un aedo/custode del teatro) che non aggiungono quasi nulla all’economia complessiva dello spettacolo e si pensi, soprattutto, alla scelta discutibilissima di far recitare dialogicamente al personaggio di Antigone (per altro interpretato da un’Anna Della Rosa poco convincente) grandi segmenti delle parti del coro. 

Profondamente diverso e forse più complesso e ricco è lo spettacolo di Valerio Binasco (traduzione di Enrico Medda, scene e costumi ancora di Carlo Sala (ancora un grande albero, ma questa volta già abbattuto e secco), musiche – straordinarie – di Arturo Annecchino suonate in scena da Eugenia Tamburi al pianoforte): diverso intanto perché legato a un testo euripideo “Le Fenicie” lunghissimo e non facile da mettere in scena e per questo non molto frequentato. Binasco, al di là del soggetto del dramma euripideo (la storia, già vista in Eschilo, dei due sciagurati figli di Edipo che ignorano l’appello alla riconciliazione di Giocasta si sfidano e si uccidono reciprocamente), sembra aver capito con quanta libertà Euripide si sia rapportato al mito e questa libertà sembra aver voluto emulare, strutturalmente, nel costruire la sua messinscena. Le musiche di Annecchino del resto suggeriscono echi he travalicano l’antichità per una atemporalità sonora che sa stregare. La città è una moderna caserma in cui i soldati scattano rapidi nell’eseguire ordini improvvisi e inflessibili; accanto al coro mascherato di donne straniere (fenicie nella costruzione euripidea, ma qui provenienti dimesse badanti provenienti dall’Europa orientale, come lascia intendere l’accento simil russo della corifea, una Simonetta Cartia sempre all’altezza) agisce un ensemble di attori di grande livello: ricordiamo Gianmaria Martini (un Polinice misurato ma poco capace di gestire il suo accento veneto), Guido Caprino (un Eteocle un po’ bullo e sempre eccessivo nella sua violenta tracotanza), Alarico Salaroli (una sicurezza nel ruolo di Tiresia), Yamanuchi Hal (un Edipo eccessivamente riflessivo e misurato, fin quasi a sembrare distante) Matteo Francomano (Meneceo), nel coro le ragazze dell’Accademia Inda. Spiccano chiaramente Isa Danieli, grandissima nel ruolo di Giocasta (quanti sapori, quanta sapienza in ogni sua battuta!), e Michele Di Mauro, forse il migliore in scena e davvero molto bravo a coprire le tante sfumature che prima Euripide e poi Binasco assegnano al personaggio chiave di Creonte in questo dramma. Non convincono, al contrario, alcuni elementi e segmenti dello spettacolo che restano se non del tutto privi di senso almeno così vaghi nella loro significazione simbolica da apparire un po’ gratuiti: ad esempio Antigone (Giordana Faggiano), che si connota troppo spesso per un tono eccessivamente infantilistico; il marcato accento siciliano del messaggero (Massimo Cagnina che forse è originario di Vigata) che magari è comico e gradevole all’inizio ma finisce col diventare stucchevole; la presenza muta tra le donne del coro di una piccola principessa indiana che sembra alludere ad una via di fuga orientale dalla tragedia tutta occidentale della guerra fratricida Le repliche di questi due spettacoli si concluderanno il 24 giugno (Fenicie) e il 25 (Sette contro Tebe), mentre dal 29 giugno avrà inizio la commedia “Le Rane” di Aristofane, diretta da Giorgio Barberio Corsetti.

Paolo RANDAZZO

 

Sette contro Tebe di Eschilo, traduzione di Giorgio Ieranò.

Regia di Marco Baliani. Scene e costumi di Marco Sala. Musiche di Mirto Baliani. Movimenti coreografici di Alessandra Fazzino. In scena: Marco Foschi (Eteocle), Anna Della Rosa (Antigone), Aldo Ottobrino (Messaggero), Gianni Salvo (Custode del teatro/Aedo). Danzatori: Massimiliano Frascà e Liber Dorizzi. Coro dell’“Accademia d’arte del Dramma antico, sezione Giusto Monaco” di Siracusa. Produzione Inda / Siracusa. Crediti fotografici: Franca Centaro, Gianni Carnera, Maria Pia Ballarino.

Fenicie di Euripide, traduzione di Enrico Medda.

Regia di Valerio Binasco. Scene e costumi di Marco Sala. Musiche di Arturo Annecchino suonate in scena da Eugenia Tamburri. In scena: Isa Danieli (Giocasta), Guido Caprino (Eteocle, Gianmaria Martini (Polinice), Giordana Faggiano (Antigone), Michele di Mauro (Creonte), Alarico Salaroli (Tiresia), Massimo Cagnina (araldo), Matteo Francomano (Meneceo), Yamanuchi Hal (Edipo), Simonetta Cartia (prima corifea). Coro dell’“Accademia d’arte del Dramma antico, sezione Giusto Monaco” di Siracusa. Produzione Inda / Siracusa. Crediti fotografici: Franca Centaro, Gianni Carnera,

 

LINK DA RUMORSCENA 

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Erasmus Plus “IIS M. Raeli” Noto – Edinburgo 2016

Posted by identitalterit su 9 giugno 2016

Erasmus Plus, Edinburgo, 21 febbraio – 5 marzo 2016.

 

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Apuleio Video

Posted by identitalterit su 23 maggio 2016

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SENECA, classico latino VA, letture AS. 2015 – 16

Posted by identitalterit su 4 gennaio 2016

LETTURE DI SENECA, CLASSICO LATINO II, AS. 2015 / 2016: LINK

 

seneca 4

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Who is Spartaco?

Posted by identitalterit su 5 dicembre 2015

Di Vincenzo Forestieri (IV A, Liceo Classico Noto, as. 2015 / 2016).

Recensione libro: Theresa Urbainczyk “Spartaco”, Bologna, Il Mulino, pp. 128, euro 11,50.

————————————————————————————————spartaco copertina

Già in età repubblicana Roma era un’enorme metropoli e aveva esteso i suoi domini sull’intera penisola abbattendo senza scrupoli altri domini e altri imperi. Prima che la vicenda leggendaria della ribellione di Spartaco avesse inizio, si racconta che Spartaco (109 – 71 a.C.), di origine Tracia, fu portato per la prima volta a Roma, dove fu venduto come schiavo. Nel corso del I secolo a.C. Spartaco faceva il gladiatore a Capua, quando Roma non aveva ancora un imperatore. Nel 73 a.C. egli, con alcuni gladiatori, si  ribellò, fuggendo e formando un esercito che man mano andò sempre più a crescere. Spartaco fu contemporaneo di Cesare, Cicerone, Pompeo e Crasso, grandi nomi di una grande Roma. Spartaco non fu l’unico capo di schiavi ribelli dell’età antica, ma è senza dubbio il più famoso. Nel periodo greco classico a Sparta gli schiavi, chiamati iloti erano costantemente in rivolta. Alcuni testi moderni differenziano gli iloti dagli schiavi,  perché, pur non essendo liberi, appartenevano alla terra e non agli individui. Per quanto riguarda Roma, non aveva avuto molti problemi con le rivolte servili avvenute prima di Spartaco, sebbene non ci siano molte testimonianze al riguardo. Tra le rivolte più importanti ricordiamo soprattutto la prima guerra servile in Sicilia (150/140 a.C.) e la seconda guerra servile in Sicilia (104/100 a.C.). Contemporaneamente alla prima guerra servile in Sicilia, in Asia Minore ci fu una rivolta per opera di un uomo chiamato Aristonico. Il suo esercito era formato da uomini provenienti dai ceti più bassi, schiavi e non greci. Scrive Diodoro Siculo che gli schiavi durante le guerre disponevano della più potente delle armi: il furore. Questo furore ha caratterizzato e guidato tutte le rivolte servili prima e dopo Spartaco. Le forze di Spartaco furono assai meno omogenee e le circostanze della sua evasione piuttosto diverse da quanto era accaduto in Sicilia. Egli cominciò infatti a ribellarsi, nel 73 a.C, con un gruppetto di uomini tenuti insieme dalla voglia di essere liberi. Tod_des_Spartacus_by_Hermann_VogelIniziò così quella che viene comunemente definita Terza guerra servile e che si concluse nel 71 a.C. con l’intervento massiccio dell’esercito romano guidato da Crasso. I Romani tuttavia per fronteggiare l’esercito di Spartaco, sottovalutandolo, inviarono prima un pretore, Gaio Claudio Glabro, con 3 mila uomini. I pretori erano magistrati che potevano svolgere quasi tutte le attività di un console, che era la più alta carica dello Stato. Il pretore con il suo esercito, essendo più numeroso, costrinse Spartaco e il suo esercito a rifugiarsi sul monte Somma, non avendo via d’uscita. Il pretore aveva la vittoria in pugno se non fosse che Spartaco, dotato di ingegno e spinto dal furore, insieme a due compagni fidati si calarono durante la notte con una corda ai lati della montagna e riuscirono a scendere e a sconfiggere l’esercito Romano. Questa e molte vittorie di Spartaco sono legate all’ ingenuità dei Romani. La storia di Spartaco appassiona ancora oggi moltissimi studiosi e appassionati, come l’attore Kirk Douglas che, nella sua autobiografia intitolata “Il figlio del venditore di stracci”, racconta di come questa storia l’abbia veramente interessato. Un altro documento importantissimo di quanto questa storia abbia sempre attratto intellettuali ed artisti è sicuramente il film del grande regista americano. Stanley Kubrik “Spartacus” girato nel 1960 (vedi video sotto). Dopo quella di Spartaco non abbiamo notizia di altre rivolte di schiavi che abbiano avuto lo stesso successo, e certamente di nessuna che sia stata altrettanto famosa.

Link da youtube , “la Battaglia finale“:  https://www.youtube.com/watch?v=zgywD3XJaWU

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